Delta dice sì a Ferrovie: entra nel piano di rilancio di Alitalia

Il risultato, lontano da ogni previsione ed aspettativa, è arrivato dopo la trasferta dell'ad di FS, Gianfranco Battisti, negli Stati Uniti.

di C. S. 18 Marzo 2019 23:49

“Benvenuta a bordo Delta Air Lines”, si può sintetizzare così l’ingresso della compagnia area americana nel piano di salvataggio di Alitalia.

L’intenso negoziato tra l’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, Gianfranco Battisti, e il suo omologo in Delta, Ed Bastian, si è concluso con la decisione che Delta entra nel consorzio pro-Alitalia con il 10%.

La notizia è stata riportata dal giornalista Gianni Dragoni, in un articolo pubblicato su Il Sole 24Ore, dal titolo “Alitalia, dopo il no di easyJet servono altri soci. Salvataggio in salita”.

Il risultato, lontano da ogni previsione ed aspettativa, è arrivato dopo la trasferta dell’ad Battisti negli Stati Uniti, precisamente ad Atlanta al quartier generale di Delta. Qui dopo un colloquio che ha toccato vari punti del possibile accordo, l’ad Ed Bastian ha accettato di impegnarsi con circa 100 milioni di euro.

Dragoni nel suo articolo dà anche un’altra anticipazione: “La partecipazione di Delta, dice una fonte vicina alle trattative, potrebbe eventualmente in futuro salire fino al 49% (direttamente o attraverso altre compagnie partner) se nei prossimi anni Alitalia avrà dei risultati positivi. Ma prima di poter pensare a questo, bisogna completare il piano industriale e l’assetto societario di partenza dell’ipotizzata “newco”, la nuova Alitalia”.

Il piano di salvataggio per Alitalia – che Ferrovie dello Stato sta portando avanti – inizia ad intravedersi all’orizzonte e dovrà essere pronto entro fine mese, data in cui le FS devono presentarlo al governo italiano.

Nella nuova Alitalia, insieme a Fs e Delta, dovrebbe esserci un 15% del Mef mediante la conversione del prestito ponte.

“Il Mef convertirebbe in capitale – scrive Dragoni – una parte del prestito statale di 900 milioni concesso ad Alitalia dopo il commissariamento. Un prestito che oggi Alitalia non ha le risorse per restituire (alme no non per intero) e infatti la scadenza del rimborso è stata prorogata più volte, l’ultimo rinvio è al 30 giugno prossimo. La nuova compagnia per partire avrebbe bisogno di una dotazione di capitale dell’ordine di 900 milioni-un miliardo, a titolo indicativo”.

Alitalia è stata posta in amministrazione straordinaria nel 2017 dopo che i lavoratori hanno respinto l’ultimo di una lunga serie di piani di salvataggio, lasciando ancora una volta il governo alla ricerca di un acquirente per salvare la compagnia aerea.

Chi andrà a coprire il rimanente 45% di capitale ancora da sottoscrivere? Ricerche e sondaggi sono in corso, soprattutto nell’area delle società pubbliche.

Scrive Gianni Dragoni: “Tuttavia la “moral suasion” che il governo, soprattutto il Mise di Luigi Di Maio, ha tentato di esercitare sui capiazienda dei maggiori gruppi partecipati dal Mef non ha dato finora esiti positivi. Si sono detti indisponibili in modo netto l’Eni di Claudio Descalzi, Leonardo-Finmeccanica di Alessandro Profumo, la Cdp di Fabrizio Palermo”.

Rimangono ancora in piedi i contatti in corso con Poste di Matteo Del Fante, che non hanno escluso nettamente di poter partecipare, ma neppure hanno aderito ed è stata sondata Fincantieri.

“Altri tentativi sarebbero stati fatti – si legge nell’articolo su Il Sole 24Ore – con società partecipate da Cdp, come Fintecna e il fondo Quattro R. Probabilmente verranno sondati anche gruppi privati. Adesso sembra questa la parte più difficile dell’operazione. L’obiettivo delle Fs è arrivare al traguardo prima di Pasqua (21 aprile)”.

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