Convenzione, scontro Pd-Pdl. Fassina: “No a Berlusconi presidente”

Anche da Renzi stop all'ex premier: "E' inaudito farlo padre della costituente". Ma il centrodestra insiste sull'opportunità di assegnargli la carica.

di Luca Fiorucci 4 maggio 2013 1:31
Silvio Berlusconi

E’ scontro fra Pd e Pdl sulla questione della presidenza della Convenzione sulle riforme. Il neoviceministro all’Economia Stefano Fassina, in un’intervista al Tg3, si è espresso contro la possibilità che questa venga assegnata a Berlusconi: per quel ruolo, ha spiegato, “dobbiamo trovare una figura in grado di dare garanzie a tutte le forze politiche rappresentate in Parlamento. Temo che il senatore Berlusconi non sia tra queste“. E uno stop all’ex premier è venuto anche dal sindaco di Firenze Matteo Renzi, che ha affermato: “E’ inaudito farlo padre della costituente. Non capisco perchè dobbiamo dargli il compito di scrivere la Costituzione per i prossimi cinquant’anni”.

Luciano Violante, del Pd, invece, ha spiegato che sarebbe opportuno che i parlamentari rimangano fuori dalla convenzione, e su Berlusconi a capo della convenzione ha detto: “Anche il ministro delle Riforme è del Pdl. E’ bene che non ci siano esponenti dello stesso partito nel governo e alla guida della Convenzione”. Dal centrodestra, invece, insistono sull’opportunità di assegnare tale carica a Berlusconi, che aveva più volte mostrato di tenervi molto, anche perchè riterrebbe che a presiedere l’organismo dovrebbe essere un politico di centrodestra per riequilibrare la presenza delle forze politiche nelle istituzioni.

Per il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri, al Cavaliere “va riconosciuto il merito politico di saper rappresentare milioni di italiani. L’esperienza alla guida della Nazione e nel consenso internazionale sono garanzia per poterlo indicare alla presidenza della Convenzione per le riforme. Il Pd sbaglia a porre pregiudiziali. Proseguiamo piuttosto con spirito collaborativo e andiamo al merito delle questioni“. Della stessa opinione il coordinatore del Pdl Sandro Bondi, per il quale “riguardo alla commissione per le riforme tutto si può discutere, ma nessuno ha il diritto di porre veti o pregiudiziali sulle persone, tanto meno su chi ha reso possibile la nascita di questo governo come di quello precedente”. Fabrizio Cicchitto, invece, ha ribattuto a Violante, dicendo di non condividere alcune sue “osservazioni sulla Convenzione” perchè, ha spiegato,

“in primo luogo la Convenzione, per essere politicamente incisiva e significativa, deve essere composta in larga parte da parlamentari, altrimenti rischia di risolversi in un esercizio accademico. In secondo luogo, la presidenza della Convenzione deve essere attribuita a un’autorevole personalità del centrodestra anche perchè tutte le cariche di rilievo politico-istituzionale sono state ricoperte da esponenti della sinistra e addirittura, per quello che riguarda la presidenza della Camera, da un esponente della formazione di sinistra”

La Convenzione, che nelle intenzioni dei saggi doveva “unire” centrodestra e centrosinistra sulla strada delle riforme, adesso sta invece dividendo la maggioranza su quasi tutto: presidenza, composizione, contenuti e procedura. Il ministro delle Riforme Gaetano Quagliarello, dopo le polemiche odierne, è sbottato: “Io non mi impiccherò sulla Convenzione, quello che mi interessa è fare i provvedimenti necessari a migliorare questo Paese. E chi sia a farlo non importa. L’importante è farlo”.

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