Compravendita di senatori, Berlusconi rinviato a giudizio

L'ex premier rinviato a giudizio a Napoli assieme a Lavitola per aver corrotto l'ex senatore De Gregorio. Lui: "Vogliono farmi fuori a tutti i costi".

di Luca Fiorucci 24 Ottobre 2013 10:14

Silvio Berlusconi è stato rinviato ieri a giudizio dal Tribunale di Napoli assieme a Valter Lavitola con l’accusa di corruzione per aver versato tre milioni di euro all’ex senatore Sergio De Gregorio fra il 2006 e il 2008 per passare dal centrosinistra al centrodestra e contribuire così alla caduta del secondo governo Prodi. La prima udienza si terrà l’11 febbraio 2014 davanti alla quarta sezione del tribunale partenopeo. Il gup Amelia Primavera ha disposto anche il patteggiamento a un anno e otto mesi per De Gregorio, come da lui richiesto.

L’ex direttore dell’ “Avanti” Valter Lavitola ha reso invece una lunga dichiarazione spontanea, nella quale ha ammesso di aver dato ingenti somme di denaro a De Gregorio, spiegando però che quei soldi provenivano dal finanziamento al suo quotidiano, del quale erano soci entrambi, e che parte di quel denaro era stato precedentemente prestato a lui stesso dall’allora senatore: “Se avessi davvero portato i soldi all’allora senatore De Gregorio sarei stato comunque solo un corriere, non c’è alcuna prova che io potessi sapere che era denaro di corruzione. Sarei stato un semplice vettore ha dichiarato. Stando alle carte processuali depositate all’udienza di ieri, fra Lavitola e Berlusconi vi sarebbe stato un legame stretto, e soprattutto il primo poteva esercitare anche un potere di ricatto sull’ex premier.

La prova sarebbe in alcune lettere che il primo aveva scritto all’ex premier, e che però non sarebbero mai state recapitate, per chiedergli un “prestito” di cinque milioni, nelle quali sottolineava “che cosa ho fatto per lei”. Soprattutto, ricordava che, dopo la caduta del secondo governo Prodi, il Cavaliere si sentiva con lui “in debito per aver io “comprato” De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie della procura di Santa Maria Capua Vetere e, assieme a Ferruccio Saro e al povero Comincioli, “lavorato” Dini. Ciò dopo essere stato io a convincerla a tentare di comprare i senatori necessari a far cadere Prodi”Dopo l’ex direttore dell’“Avanti”, ha preso la parola Michele Cerabona, avvocato di Berlusconi, che ha affermato: “Non c’è reato in quanto la Costituzione italiana prevede per ogni parlamentare il diritto dell’insindacabilità dei suoi voti”.

L’ex premier, invece, si sarebbe sfogato con i suoi dicendo: “Me l’aspettavo, vogliono farmi fuori a tutti i costi, mi chiedo dove vogliano arrivare e cosa dovrò aspettarmi ancora. Ormai le procure hanno lanciato la sfida finale contro di me”. Carlo Fabbozzo, avvocat0 di De Gregorio, si è detto soddisfatto, e lo stesso ex senatore ha dichiarato a Sky tg 24: “Mi aspettavo una decisione e questa decisione è arrivata e conferma quanto ho detto ai pm di Napoli”. Riguardo a Lavitola, l’ex senatore ha commentato: “La difesa di Lavitola è estemporanea, prima nega di essere stato tramite tra me e Berlusconi,poi dice di avermi dato dei soldi tratti a un conto in Svizzera, fatto ancora più inquietante”. De Gregorio sostiene, invece, di “aver ricevuto soldi, finalizzati a ribaltare il governo Prodi nell’ambito della guerra santa definita dallo stesso Berlusconi “operazione libertà”.

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