Cleveland, cos’è accaduto in 10 anni nella casa dell’orrore

Ariel Castro, 52enne ex autista di autobus scolastici, ha confessato gran parte delle brutalità da lui commesse. L'accusa chiederà la pena di morte.

di Simona Vitale 10 maggio 2013 15:39

Le 3 donne che sono state ritrovate vive in una casa di Cleveland, in Ohio, dopo aver trascorso 10 anni di prigionia e di abusi nelle mani di Ariel Castro, che le segregava con corde e catene e le stuprava ripetutamente, sono tornate dalle rispettive famiglie. L’uomo starebbe confessando gran parte dei reati da lui commessi e contestati dal procuratore sulla base delle dichiarazioni delle vittime dell’uomo, ormai libere.

Queste alcune delle prima parole dell’uomo, per il quale l’accusa chiederà la pena di morte: “Veramente non so spiegarmi perché ho continuato a cercare un’altra ragazza, quando ne avevo già due in possesso: sono un predatore sessuale che ha bisogno di aiuto. Se le ragazze sono rinchiuse a casa mia contro la loro volontà è perché hanno compiuto l’errore di accettare di salire su un auto di uno sconosciuto“. Fonti della polizia hanno precisato che: “Ariel Castro creò una camera della tortura a casa sua, che per dieci anni è stata una prigione privata nel cuore della città. La raccapricciante brutalità delle torture è aldilà di ogni umana comprensione”.

Ma ricostruiamo i fatti. Nel 2002 Michelle Knight, 21enne all’epoca, scompare dalla sua casa di Cleveland. Poiché la ragazza era maggiorenne non fu prestata molta attenzione alla sua sparizione che venne ritenuta volontaria, essendo migliaia i giovani che negli Stati Uniti si allontanano per scelta dalle proprie abitazioni. Nel 2003 scompare Amanda Berry, 17 anni, mentre nell’aprile del 2004 sparisce Gina DeJesus, 14 anni. Anche queste ultime due ragazzine sono di Cleveland e abitano in un raggio di soli 8 chilometri.

Sebbene è facile dire che i casi, a questo punto, avrebbero dovuto essere collegati, occorre anche ricordare che Cleveland è una città molto grande e che, oltre alle 3 ragazze in questione, altre 4 sparizioni rimangono a tutt’oggi insolute. Dunque, Michelle, Gina e Amanda hanno vissuto a pochi chilometri di distanza dalle proprie famiglie per più di 10 anni, sequestrate da Ariel e dai suoi presunti complici: Pedro e Onil Castro, suoi fratelli.

Tranquillamente Ariel faceva uscire la sua figlioletta nel giardino, senza timore. Bambina avuta da Amanda nel 2007. Facile per tutti credere che fosse una nipotina venuta a trovare il nonno. Ebbene, ora sono in molti a chiedersi come sia stato possibile che nessuno si sia mai accorto che Castro, ex autista di autobus scolastici ora disoccupato, abbia tenuto prigioniere tre donne e una bambina in tutta normalità. Senza considerare il fatto che le donne non vivevano certo in una vera e propria prigione con porte sbarrate da spranghe d’acciaio, ma in una normale casetta di legno. Solo le finestre del pianterreno erano bloccate da assi inchiodate allo scopo di scoraggiare i ladri.

Un cane specializzato sta ora perlustrando i terreni intorno alla casa alla ricerca di eventuali cadaveri. Questo perché non si esclude che l’uomo possa aver messo incinte anche le altre due vittime, facendole poi abortire a suon di calci nello stomaco. Si ritiene anche che Castro sottoponesse le sue vittime ad una prova ricorrente.

Quando usciva, infatti, avrebbe intimato loro di non provare a scappare, sotto minaccia di legarle e picchiarle. Sembra che anche la moglie di Castro, nel corso degli anni, sia stata oggetto di continue vessazioni e violenze. Una volta avrebbe denunciato il marito, ma il procedimento non è andato avanti perché la donna non avrebbe voluto portare avanti la causa. Se le tre donne ora sono libere, lo si deve ad Amanda che è riuscita a cogliere il momento in cui un vicino di casa era rivolto verso una finestra della casa di Castro, che aveva salutato pochi minuti prima vedendolo uscire. L’uomo, Charles Ramsey, gli aveva portato della posta ricevuta per sbaglio al posto suo. Amanda si fa notare e chiede finalmente aiuto.

Occorre anche ricordare che Castro partecipò ad una veglia di preghiera, organizzata dalla famiglia di Gina DeJesus, nel nono anniversario della scomparsa della giovane. Anthony Quiros, 24 anni, che conosceva Castro fin da bambino, ha dichiarato: “Venne anche lui alla cerimonia, e si comportò come se non ci fosse proprio nulla di strano”. Il 52enne ha perso il lavoro dopo aver violato il regolamento scolastico per la quarta volta. Sua figlia Emily, invece, è stata condannata a 25 anni di carcere per aver tentato di tagliare la gola a sua figlia di 11 anni.

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