La più bella del mondo: Benigni celebra la Costituzione italiana

L'attore esalta i principi fondamentali della Legge fondativa dello Stato italiano a pochi giorni dall'anniversario della sua approvazione e promulgazione.

di Simona Vitale 18 Dicembre 2012 0:35

La più bella del mondo“. Non è una donna, non è una canzone. È semplicemente la nostra Costituzione. Il grande attore Roberto Benigni torna in RAI per compiere quella che è una vera e propria apologia della Legge fondamentale dello Stato a pochi giorni dal 65esimo anniversario della sua approvazione da parte dell’Assemblea Costituente. Facendo irruzione nel Teatro 5 di Cinecittà, Benigni parte con tutta una serie di doverosi ringraziamenti ai vertici della RAI, sebbene, partendo subito in quarta, il riferimento agli ultimi avvenimenti politici che stanno sconvolgendo il Paese, sono più che evidenti.

Mi hanno detto però che devo ringraziare un’altra persona, il presidente Napolitano. Ma a sua volta, il capo dello Stato mi ha detto che invece dovevo ringraziare un’altra persona più importante, il Papa”. Tuttavia, pare che il Pontefice l’abbia indirizzato a ringraziare qualcuno di ancor più superiore. Il Signore. Ma anche da questi è arrivato l’invito a ringraziare “uno che conta più di me” e così eccoci giunti a “Silvio, grazie”. 

La più bella del mondo: Benigni celebra la Costituzione italiana

Si parla di due notizie catastrofiche arrivate in questo dicembre. Benigni incalza, con esplicito richiamo all’ennesima discesa in campo di Silvio Berlusconi:

Il 21 ci sarà la fine del mondo, lo sappiamo. Ma l’altra notizia ci ha davvero spappolati tutti. Con la riforma del lavoro tanti italiani vorrebbero andare in pensione e non possono. Uno ci potrebbe andare e non ci va: Silvione, pietà…..È la sesta volta. Silvio ha detto che la settima si riposa. S’è ripresentato. Sembra quei film di paura: lo squalo 6, la mummia, Godzilla contro Bersani…..Mi dicono: sei fissato, ce l’hai con lui. No: è lui che ce l’ha con noi. Ha diviso l’Italia in due: quelli contrari e quelli disperati. 

L’immancabile analisi della situazione politica del Paese non va però ad intaccare la beltà e la maestria con la quale l’attore ha spiegato l’essenza dei 12 principi fondamentali della Costituzione. Dice: “Nella Costituzione c’è la strada per risolvere tutti i problemi, si proclama la dignità umana. È la nostra mamma, ci protegge da qualsiasi cosa”. Grande nemica della Costituzione è l’indifferenza. “L’indifferenza è un grave errore, io vi dico di amare più che rispettare la politica, è la cosa più alta per organizzare la pace, la serenità e il lavoro. Non avere interesse per la politica è come dire di non avere interesse per la vita”, ci fa riflettere Benigni. Non manca il ricordo di coloro che furono i padri costituenti della Costiruzione, con particolare riferimento ad un “autore di passaggi fondamentali della nostra Costituzione è stato un pugliese di 29 anni, Aldo Moro”. 

La lettura dei primi 12 articoli, quelli che sono noti come principi fondamentali, è accompagnata da un’esaustiva spiegazione della loro origine, della loro natura più profonda. Il tutto ricordando al popolo italiano, stanco e sfiduciato, che le parole in essi contenuti non hanno precedenti temporali e servono a “proteggerci” dalla tirannia, dalla prevaricazione, dalla stessa sovranità che appartiene al popolo, ma limitata dalla Costituzione stessa che la garantisce. Emblematico è l’esempio di Ulisse e delle sirene. L’articolo 3, quello che sancisce l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge senza senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali, è descritto da Benigni come un capolavoro senza eguali. “L’hanno scritto a Woodstock, è Imagine di John Lennon trent’anni prima. Me li immagino a Montecitorio, come fricchettoni, che si passano il cannone…”, dice l’attore. Insiste, poi, sull’articolo 4:

Se non c’è il lavoro crolla tutto, la Repubblica e la democrazia che sono il corpo e l’anima delle nostre istituzioni. Quando non c’è lavoro perdiamo tutti perché quando lavoriamo modifichiamo noi stessi, è quella la grandezza del lavoro. Nella busta paga troviamo noi stessi: quella paga non è avere, è essere.

Si evidenziano, a ragione, i verbi degli articoli, mettendo in evidenza come la Costituzione “riconosce”, “garantisce”, “promuove”, “tutela, sentite come suona forte e delicato”. All’articolo 6, invece, non riesce a tener per sé la battuta: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche: è una norma fatta apposta per Di Pietro”. Di meraviglia in meraviglia, si arriva all’importantissimo articolo 11, per il quale l’Italia ripudia la guerra.

Spiega Benigni.

È l’unico che comincia con ‘l’Italia’, non con ‘la Repubblica’: perché sia chiaro che tutti, anche i conigli d’Italia, ripudiano la guerra. ‘Ripudia’, un no definitivo, perché la guerra deforma la gente. Nessuna guerra ha mai prodotto un beneficio maggiore del dolore che provoca. Sentite: ‘promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo’: è un confronto di sogni, sembra che ci dicano che l’Italia come patria non ci basta, bisogna diventare mondo, rimanendo italiani. È grazie ad articoli come questi, a persone come queste che in Europa c’è la pace da sessant’anni. L’idea dell’Unione europea è un sogno. Noi, prima generazione della storia del mondo, stiamo unendo un continente in pace. Anche la moneta unica: c’è chi vuole tornare alla lira, ma il mondo va in un’altra direzione, non bisogna chiudersi nel proprio guscio, i nostri costituenti ci dicono di non tornare indietro, di mantenere la nostre radici ma non che sprofondino nel buio della Storia ma che vadano in su, come mani che si stringono.

La Costituzione di protegge, la Costituzione è legge del desiderio. Non proibisce ma consente. “Quando questa Costituzione entrerà in vigore sarà una cosa meravigliosa”. Riflessioni e un sorriso amaro. Ma pur sempre un sorriso.

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