Azienda israeliana avrebbe venduto sistemi di spionaggio all’Iran

Servendosi di una ditta danese avrebbe inviato a Theran un sistema di monitoraggio del traffico su Internet chiamato "NetEnforcer", utile a rintracciare e arrestare i dissidenti iraniani.

di Massimiliano Dramis 25 Dicembre 2011 19:22

Secondo quanto afferma l’agenzia di stampa Bloomberg, una compagnia israeliana  la Allot Communications Ltd con sede a Hod-Hasharon  avrebbe venduto un sistema di spionaggio all’Iran. La notizia, se confermata avrebbe una gravità assoluta.  In tal caso, la compagnia israeliana avrebbe raggirato il divieto israeliano d’intrattenere rapporti commerciali con la nazione nemica.

La Bloomberg  afferma che la Allot  tramite un distributore danese sarebbe riuscita ad aggirare i divieti vigenti. Difatti,  avrebbe inviato per cinque anni un sistema chiamato “NetEnforcer”, adoperato per il monitoraggio del traffico su Internet.

La compagnia danese, la  RanTek A/S, usata come sponda per questa beffa, una volta ricevute  le etichette originali dall’Iran le rimuoveva e le  rimandava a sua volta al mittente.

Le “gole profonde” che avrebbero svelato il tutto alla Bloomberg  sarebbero tre ex impiegati che hanno spiegato il sistema all’agenzia di stampa.  La sofisticata tecnologia serviva per diversi usi spionistici: bloccare il traffico in rete, intercettare e-mail ed sms e persino cambiarne i contenuti, per identificare gli utenti d’Internet e consentire alle autorità di arrestarli.

La Bloomberg non ha specificato chi ha acquistato il sistema di monitoraggio in Iran, ha aggiunto che il mezzo spionistico veniva usato  in paesi come l’Iran, il Bahrain, la Siria e la Tunisia, ed era finalizzato a rintracciare e torturare dissidenti.

Immediata il comunicato di risposta della  compagnia israeliana. La Allot per voce del suo direttore esecutivo  Rami Hadar ha così replicato: “I nostri sistemi sono stati designati per scopi di sorveglianza intrusiva,  ma solo per l’ottimizzazione del traffico su internet. Il NetEnforcer è stato venduto al distributore danese nella stessa maniera in cui viene  venduto a migliaia di distributori e decine di migliaia di clienti in tutto il mondo” e non ci sarebbe “alcun modo di sapere dove finisca”.

Secondo le fonti in possesso della Bloomberg però, le autorità di Copenaghen invece, sarebbero in possesso dei registri delle transazioni con l’Iran. Difatti il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak   ha deciso di avviare un’indagine  preliminare: “In base ai risultati – si legge in una nota – decideremo se lanciare un’inchiesta”.

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