In arrivo il braccialetto per le mamme gay

La clinica ostetrica dell'ospedale di Padova viene così incontro ad un cambiamento culturale che è ormai in atto nella società moderna.

di Simona Vitale 3 gennaio 2013 11:26
Bimba nata grazie a autotrapianto di tessuto ovarico

Una novità che sicuramente è destinata a far discutere, ma che viene incontro soprattutto sul piano del possibile imbarazzo e dell’offesa personale, a quei casi di fecondazione assistita che riguardano coppie di fatto composte da due donne. Così, dal braccialetto che viene dato a chi fa visita ai propri figli al reparto di clinica ostetrica dell’ospedale di Padova scompare la denominazione “padre”, che lascia il posto alla più generica parola “partner”.

A cominciare l’iter che ha portato poi al cambio di denominazione è stato il fatto che qualche mese fa presso la clinica si è presentata la partner di una mamma, che ha spiegato di essere la compagna di una donna ricoverata che aveva dato alla luce un bambino. L’organizzazione del reparto, di concerto con l’azienda ospedaliera, si è così adoperata per il cambio linguistico che rappresenta solo il primo passo di un cambiamento che ormai è in in atto nella società. Un cambiamento al quale hanno dovuto far fronte medici ed ostetriche della clinica e del reparto di ostetricia. Come ha spiegato il direttore della clinica di ostetricia Giovanni Battista Nardelli:

Ci è capitato di usare le traduzioni di Google per capire di cosa necessitasse una delle nostre ricoverate con particolari problemi  Altre volte ci capita che i genitori che provengono da regioni del mondo meno aperte alla rappresentazione del corpo della donna, stacchino la spina dei monitor che spiegano i processi dell’allattamento mostrando il seno femminile. Diciamo che il mondo che cambia si riverbera anche nella gestione quotidiana del reparto.

Alessandro Zan, assessore del comune di Padova e da anni attivo nella lotta per i diritti civili e contro l’omofobia, ha manifestato il suo sostegno per la scelta dell’ospedale:

Superando le leggi, le lobby, gli interessi e i potentati, ha fornito una risposta di progresso ad una nazione che in fatto di diritti civili non poteva più restare indietro. Ancora una volta, dopo l’anagrafe delle coppie di fatto, va a Padova il merito di aver aperto la strada. Mi auguro che questo primo traguardo, arrivato proprio all’inizio dell’anno, faccia da apripista ad altri importanti obiettivi che spero vedano protagonista il Parlamento italiano.

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