L’Aquila, si dimette la Commissione grandi rischi

La decisione dopo la sentenza che ha condannato sette suoi membri per non aver allertato gli aquilani. La Protezione civile: "Si va verso la paralisi"

di Luca Fiorucci 23 Ottobre 2012 23:53

Dopo la dura sentenza di ieri, che ha visto condannati a sei anni i componenti della Commissione Grandi Rischi che rassicurarono gli aquilani una settimana prima del terremoto, oggi sono arrivate le dimissioni dei vertici dell’organismo. Ha quindi rimesso l’incarico il presidente della commissione, il fisico Luciano Maiani, che ha affermato: “Non vedo le condizioni per lavorare serenamente”. Oltre a lui, si sono dimessi il vicepresidente Mauro Rosi, il presidente emerito Giuseppe Zamberletti e il professor Mauro Dolce, condannato ieri, che ha lasciato la direzione dell’Ufficio III- rischio sismico e vulcanico.

La sentenza emessa ieri dal Tribunale dell’Aquila,  del resto, è finita sui giornali di tutto il mondo, suscitando commenti e polemiche. Gli scienziati, però, non sono stati condannati per non essere riusciti a prevedere il terremoto, ma per aver fornito informazioni sbagliate alla popolazione rassicurandola sui rischi. L’allora capo della Protezione civile Guido Bertolaso, in una telefonata intercettata fatta il giorno prima della riunione della Commissione grandi rischi del 31 marzo 2009, diceva: “Quella di domani è un’operazione mediatica”.

Oggi, inoltre, Enzo Boschi, presidente fino al 2011 dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia che partecipò a tale riunione, ha ammesso: “Lo scopo della riunione era quello di dire che non si potevano prevedere i terremoti, l’ho capito dopo“. Il Dipartimento della protezione civile, dopo le dimissioni dei vertici della Commissione grandi rischi, ha intanto lanciato l’allarme: l’attività di previsione e prevenzione dai grandi rischi andrà verso la paralisi, “poichè è facile immaginare l’impatto di questa vicenda su tutti coloro che sono chiamati ad assumersi delle responsabilità in questi settori considerati i pilastri di una moderna Protezione civile“, si afferma.
Oggi gli scienziati della Union of Concerned Scientists, un’influente Ong statunitense, hanno emesso un comunicato con il quale prendevano posizione a favore dei sette scienziati condannati. Nella nota, si legge: “

Si tratta di una decisione assurda e pericolosa, il presidente Napolitano dovrebbe intervenire. Dopo che l’Aquila è stata investita da terremoti di piccola intensità, gli scienziati hanno affermato che un sisma di grande potenza era improbabile ma possibile, sottolineando l’incertezza in questo campo”

.Anche dal Giappone, il professor Shinicki Sakai, dell’Earthquake Research Institute di Tokyo, ha preso le difese dei colleghi italiani, affermando: “Se fossi stato lì avrei detto le stesse cose perchè non è possibile stabilire quando può verificarsi una forte scossa sismica”.

Sulla sentenza di ieri è intervenuto anche il presidente della Camera Gianfranco Fini, che ha dichiarato: “Mi auguro che venga corretta in secondo grado. E’ una sentenza che sta facendo il giro del mondo e con tutto il rispetto per chi l’ha emessa, contrasta con un dato scientifico: è impossibile prevedere la gravità di un sisma”.

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