Agrigento, Alfano contestato. Lui: “Volete scafisti liberi”

Si sono tenuti i funerali delle vittime della tragedia di Lampedusa. Polemiche per l'assenza dei superstiti. Nicolini: "Perchè non si sono svolti a Lampedusa?"

di Luca Fiorucci 22 Ottobre 2013 9:34

Si sono svolti ieri, sul molo turistico del porto di San Leone di Agrigento, i funerali delle 366 vittime della tragedia di Lampedusa, alla presenza del ministro dell’Interno Angelino Alfano, di quello dell’Integrazione Cècile Kyenge e di quello della Difesa Mario Mauro. oltre a quella degli ambasciatori di alcuni paesi di origine delle vittime, del vicesindaco di Palermo Cesare Lapiana e del presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta. Era assente, invece, il sindaco di Lampedusa Giusi Nicolini, che si trovava a Roma per incontrare il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, mentre il sindaco di Agrigento Marco Zambuto aveva prima annunciato di non voler partecipare per protesta, definendo la cerimonia una “passerella per i politici” e “una farsa di stato“, ma poi ha cambiato idea.

Zambuto si è anche scagliato contro la presenza di rappresentanti del regime eritreo, che, ha spiegato, “con la loro politica provocano la fuga di questi poveri disgraziati“.  Alfano, invece, è stato duramente contestato mentre parlava con i giornalisti, al termine della funzione, da alcuni eritrei ed attivisti che gli hanno urlato “Assassini, assassini, basta con la Bossi-Fini“. Il ministro è andato via protetto dalla scorta, e più tardi ha replicato: “I cosiddetti attivisti che hanno gridato assassini sono quelli che vogliono frontiere libere e scafisti in libertà. Non l’avranno mai vinta, proteggeremo le nostre frontiere salvando le vite umane”. 

In difesa di Alfano si è subito schierata Daniela Santanchè del Pdl, che ha dichiarato: “Dopo tutto quello che ha fatto l’Italia per salvare e assistere il maggior numero possibile di naufraghi e immigrati clandestini, le contestazioni al ministro Alfano sono strumentali e inaccettabili”. Della stessa opinione, sempre dal Pdl, Maurizio Gasparri, per il quale Alfano ha dimostrato capacità ed equilibrio insieme a tutto il Viminale e alle forze dell’ordine sia in occasione delle tragedie di Lampedusa che della manifestazione di Roma. Chi lo ha contestato è un cialtrone”. Il ministro Kyenge ha cercato di stemperare le polemiche, invitando piuttosto a cogliere “il messaggio importante arrivato oggi, per la prima volta lo Stato ha fatto una cerimonia che cambia tutto”.

La Nicolini, invece, ha parlato di “luci e ombre” nella gestione del naufragio, e si è chiesta: “Sul molo di Agrigento non ci sono nè i vivi nè i morti. Che senso ha? Perchè i funerali non si sono svolti a Lampedusa?” A suscitare polemiche, infatti, è stata soprattutto l‘assenza dei superstiti, che si trovano ancora nel centro d’accoglienza dell’isola: una sessantina di loro ha tenuto un sit-in pacifico davanti al centro, impedendo ai mezzi di entrare ed uscire, per chiedere di presenziare ai funerali, ma hanno ottenuto solamente di potervi assistere attraverso un maxischermo allestito in paese. Alla cerimonia, concelebrata tra islamici e cristiani, ha preso per primo la parola per primo l’imam Pallavicini, vicepresidente della Coreis, la Comunità religiosa islamica in Italia, e sono stati letti sia Sure del Corano che passi del Vangelo, alla presenza di varie decine di eritrei, provenienti da tutta Italia ed anche dal resto d’Europa.

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