“Mafia Capitale”, Marino contestato in Campidoglio

Il sindaco di Roma è stato contestato da attivisti di M5S, Casapound, Noi con Salvini e FdI, che hanno intonato cori e cercato di entrare a Palazzo Senatorio.

di Luca Fiorucci 10 giugno 2015 5:44
Ignazio Marino

Clima teso martedì pomeriggio in Campidoglio, dove, mentre dentro si svolgeva a porte bloccate, alla presenza del sindaco di Roma Ignazio Marino, la seduta del consiglio comunale che ha votato la sostituzione dei consiglieri decaduti dopo la seconda ondata di arresti dell’inchiesta Mafia Capitale, fuori vi erano a manifestare i lavoratori della Multiservizi, che protestavano per la perdita dei posti di lavoro, e attivisti di Movimento 5 Stelle, Casapound, Noi con Salvini e Fratelli d’Italia. I dimostranti hanno intonato cori come “Mafiosi fateci entrare“, “Te ne vai si o no”,Dimettiti”, e alcuni di loro hanno cercato di superare le transenne e di entrare a palazzo Senatorio, ma sono stati respinti dagli agenti in tenuta antisommossa.

Alcuni esponenti grillini sono riusciti a entrare comunque in aula, dove il consigliere Enrico Stefano ha lasciato un cartello con la scritta “Onestà” sulla statua di Giulio Cesare, mentre gli altri hanno letto davanti alle telecamere brani delle intercettazioni dell’inchiesta “Mafia Capitale”. Marino, invece, ha salutato ironicamente gli esponenti del Movimento 5 Stelle, ha fatto il segno della vittoria con le mani e ha lanciato baci prima di uscire. L’assemblea, con una seduta lampo, ha approvato la surroga dei quattro consiglieri comunali decaduti in quanto arrestati nell’inchiesta “Mafia Capitale“: a Massimo Caprari (Centro Democratico), Mirko Coratti (Pd), Pierpaolo Pedetti (Pd) e Giordano Tredicine (Pdl) subentrano dunque i primi dei non eletti, ossia Daniele Parrucci (Centro Democratico), Liliana Mannocchi (Pd), Cecilia Fannunza (Pd) e Alessandro Cochi (Pdl).

Poco dopo le 17 in Campidoglio è tornata la normalità: i militanti grillini hanno abbandonato l’Aula Giulio Cesare, mentre il sindaco ha lasciato il Campidoglio in bicicletta senza rilasciare dichiarazioni. Intanto il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo ha lanciato sul suo blog la campagna “OccupyCampidoglio“, scrivendo: “Il Comune di Roma va resettato, i legami con la mafia recisi, il Campidoglio disinfestato“. Il deputato Alessandro Di Battista ha rincarato la dose dicendo: “Siamo pronti per le elezioni. Nelle prossime settimane troveremo il candidato. Siamo gli unici a non essere coinvolti in questo schifo”. Dal Pd, invece, il responsabile riforme e sicurezza Emanuele Fiano ha replicato scrivendo su Twitter: “#CasaPound a #Roma tenta l’assalto al Campidoglio con i 5Stelle. #Sorial 5S da #Sky invita tutti a raggiungerli. Neofascismo in diretta“.

La giornata di martedì era iniziata con sei arresti della Guardia di finanza a Roma per appalti truccati, compresa la gara riguardante il restauro dell’aula Giulio Cesare del Campidoglio, dove si riunisce il Consiglio comunale. La gara sarebbe stata affidata a trattativa privata all’imprenditore Fabrizio Amore, coinvolto in “Mafia Capitale“. Una ventina le persone indagate. Sempre nella mattinata di martedì, si è dimesso dal suo incarico di capogruppo Pd alla Regione Lazio Marco Vincenzi, dopo che sono comparsi articoli di giornale e fotografie che lo accostavano al ras delle cooperative Salvatore Buzzi. Vincenzi, che non è indagato, si è detto comunque “assolutamente estraneo da qualsiasi responsabilità”. Mercoledì, intanto, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti riferirà sull’inchiesta “Mafia Capitale”.

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