Procura indaga sui “Disoccupati organizzati”

La Procura di Napoli indaga sui gruppi organizzati di disoccupati che agiscono in Campania ed in particolare nella provincia partenopea, ma loro non ci stanno e parlano di un abuso che si perpetua dal posto di lavoro perduto fino alle indagini della magistratura.

di Vincenzo Avagnale 17 Novembre 2011 10:24

Con l’avanzare della crisi economica la Campania è fra le regioni italiane che più vive il dramma della disoccupazione, che colpisce duramente le famiglie e costringe le persone a riunirsi in associazioni extra-sindacali, a causa della poca rappresentatività che le associazioni di categoria offrono a questi lavoratori, spesso abbandonati in favore di trattative nazionali di più ampio respiro.

Il problema in Campania è che dove non c’è lo stato o comunque dove mancano i suoi organi legittimi, si va ad insediare la Camorra, che la gente spesso considera ben più vicina alle proprio esigenze rispetto ad uno stato da cui si sente abbandonata. Per questo motivo queste associazioni spontanee vengono prese nel mirino dalla Procura di Napoli, che teme possano esserci gravi derive della criminalità organizzata all’interno di queste altrimenti pacifiche associazioni di disoccupati.

Il procuratore aggiunto Giovanni Melillo ha voluto precisare se all’interno delle azioni di protesta che queste persone hanno tutto il diritto di mettere in atto ci “siano o meno espressioni di strategie criminose, messe in atto attraverso partecipanti che nulla hanno a che vedere con l’annoso problema della disoccupazione“.

Un militante del movimento “Banchi nuovi” non ci sta e ribatte che da parte della procura c’è stato un “abuso bello e buono. Noi non facciamo niente di illegale e la vera violenza è quella di chi ci nega il lavoro costringendoci in mezzo ad una strada invece che a lavorare per sostentare le nostre famiglie”. 

Come distinguere dunque in questo vespaio i mafiosi dai veri manifestanti? Purtroppo ancora una volta è l’omertà il vero problema delle indagini, che nasconde in cambio di piccoli piaceri oppure a causa delle minacce, le mele marce alla giustizia, che quindi si è vista costretta ad autorizzare perquisizioni a tappetto nelle abitazioni di centinaia di aderenti a questi gruppi di protesta. Secondo indiscrezioni per il momento i reati ipotizzati non avrebbero trovato riscontri decisivi dopo questi interventi, che invece hanno avuto un forte effetto nell’accendere ancora di più degli animi già esacerbati.

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