Pedofilia, nessun obbligo di denuncia: lo dice la Cei

Su 135 casi di abusi segnalati, solo 77 sono stati denunciati all'autorità giudiziaria: oltre 50 sospetti pedofili se la sono cavata senza conseguenze penali.

di Stefania Calabrese 22 Maggio 2012 18:46

Per la Conferenza Episcopale Italiana i vescovi, non rivestendo il ruolo di pubblico ufficiale o di incaricati di pubblico servizio, non hanno l’obbligo per legge di denunciare i casi di pedofilia di cui vengano a conoscenza. E’ questa la posizione che la CEI ha deciso di assumere in merito ai casi di abuso sessuale nei confronti di minori da parte di chierici, ufficializzata con la pubblicazione delle linee guida, che entrano in vigore a partire da oggi. Tali linee guida sono state sollecitate dalla Santa Sede stessa a tutte le Conferenze Episcopali, con l’invito ad operare “nel rispetto e nei limiti delle legislazioni nazionali”, pertanto, nei Paesi in cui l’obbligo di denuncia è imposto dalla legge, i vescovi saranno tenuti ad agire di conseguenza, mentre nei Paesi come l’Italia, in cui esso non è previsto, i membri della Conferenza non hanno ritenuto necessario inserirlo. L’unica eccezione è rappresentata dall’Irlanda, poiché lo scandalo degli abusi ha raggiunto in questo Paese dimensioni talmente grandi, da costringere i vescovi a prendere tale provvedimento.

Nei mesi precedenti alla compilazione delle linee guida, la CEI ha cercato di constatare le dimensioni del fenomeno della pedofilia inviando a tutte le diocesi italiane un questionario per conoscere il numero esatto di preti indagati e condannati nei vari gradi di giudizio per reati sessuali ai danni di minori. Sono risultati 135 casi di preti pedofili segnalati dalle diocesi alla Congregazione per la dottrina della fede, di cui solo 77 sono stati denunciati all’autorità giudiziaria, conseguendo 22 condanne in primo grado, 17 in secondo grado, 21 patteggiamenti, 5 assoluzioni e 12 archiviazioni.

Dal punto di vista della CEI, la battaglia contro la piaga della pedofilia sacerdotale va combattuta sul piano della prevenzione, a partire dalla formazione in seminario, mentre riguardo l’atteggiamento da tenere nei confronti di crimini già perpetrati, si raccomanda massima collaborazione con le autorità.

Riguardo il reinserimento dei sacerdoti giudicati colpevoli, il segretario generale Mariano Crociata ha escluso la possibilità che essi tornino alla pastorale ordinaria e dunque ad avere contatti con minori, tuttavia va ricordato che  in precedenza erano numerosi i casi in cui i preti pedofili  venivano semplicemente trasferiti ad una diocesi differente, con le medesime funzioni.

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