L’Unicef lancia l’allarme: entro il 2020 un miliardo e mezzo di persone vivranno nelle baraccopoli

Il rapporto dell'Unicef "La condizione dell'infanzia nel mondo 2012: Figli delle città" ha rivelato che circa un terzo della popolazione mondiale abita in baraccopoli e slum, dove si concentrano povertà, emarginazione e discriminazione sociale. Anche in Italia la situazione non è delle migliori.

di Simona Vitale 28 Febbraio 2012 20:24

Inquietanti i risultati comunicati dall’Unicef nel rapporto ‘La condizione dell’infanzia nel mondo 2012: Figli delle città‘, presentato contemporaneamente in tutto il mondo, anche in Italia, a Roma, alla presenza del presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera e del Goodwill Ambassador Alberto Angela e del presidente del Senato, Renato Schifani. Secondo il rapporto, circa un terzo della popolazione mondiale vive in baraccopoli e slum, dove si concentrano maggiormente povertà, emarginazione e discriminazione. Il disagio sociale però riguarda anche i più piccoli. Sono infatti oltre un miliardo i bambini e i ragazzi che vivono negli ambienti urbani di tutto il mondo e i dati prevedono che entro il 2020 quasi 1,4 miliardi di persone vivranno in insediamenti non ufficiali e negli slum.

“Oggi, sempre più bambini vivono negli slum e nelle baraccopoli e sono tra i più svantaggiati e vulnerabili al mondo, privati della maggior parte dei servizi di base e del diritto di crescere bene. Escludendo questi bambini che vivono negli slum non solo li priviamo della possibilità di sviluppare il proprio potenziale, ma priviamo anche le loro società di benefici economici che derivano da una popolazione urbana in buona salute e ben istruita” ha riferito il direttore generale dell‘Unicef Anthony Lake.

“Il rapporto evidenzia le condizioni di disagio che i bambini che vivono nei contesti urbani subiscono e come le avversità patite da questi vengono spesso nascoste dalle medie statistiche su cui si basano le decisioni relative allo stanziamento di risorse. Poiché le medie – sottolinea – raggruppano tutti senza distinzioni, la povertà di alcuni è oscurata dalla ricchezza di altri. Una conseguenza di questo è che i bambini già svantaggiati restano esclusi dai servizi essenziali. Per l’Unicef è essenziale concentrarsi sull’equità, raggiungendo i bambini più poveri dovunque essi vivano” asserisce il presidente di Unicef Italia Giacomo Guerrera.

“L’insicurezza – ricorda ancora Guerrera – è la condizione che caratterizza gli abitanti degli ‘slum’, esposti al rischio costante di maltrattamenti e sfratti. Sono i bambini e gli adolescenti le vittime più vulnerabili di questa condizione di povertà e iniquità che favorisce la continua violazione dei diritti dell’infanzia. Oltre un terzo delle nascite nelle aree urbane non viene registrato e questo crea i cosiddetti ‘bambini invisibili’, esclusi dal riconoscimento dei loro diritti, dalla fruizione dei servizi – come quelli relativi alla salute e all’istruzione – e dalla protezione sociale”. Anche in Italia la situazione non è delle più felici. Nel Belpaese ancora “un milione e 800mila bambini vive sotto la soglia di povertà. Per questo bisogna inserire questo problema, a tutti i costi e da subito, nell’agenda delle amministrazioni locali e del governo. Non tutte le città italiane sono a misura di bambino e non tutte le amministrazioni sono così attente all’infanzia” conferma ancora Guerrera.

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