La Sapienza, esami vietati ai disabili: il Tar accoglie il ricorso dell’Udu

"La Sapienza" di Roma è al centro di accuse da parte dell'Unione degli universitari, per non aver fatto ripetere gli esami di accesso alla facoltà di medicina ad un giovane dislessico. Tuttavia il Tar ha riammesso lo studente, accogliendo il ricorso dell'Udu.

di Simona Vitale 15 febbraio 2012 11:27

Pioggia di accuse sull’università “La Sapienza” di Roma da parte dell’Udu, l’Unione degli studenti universitari.La Sapienza, con il rettore Luigi Frati, discrimina gli studenti disabili”, queste sostanzialmente le critiche mosse all’Università dall’associazione. L’accusa nasce dall’accoglimento da parte del Tar del ricorso presentato dal sindacato degli studenti per far ripetere gli esami di accesso alla facoltà di Medicina a un giovane affetto da dislessia, patologia di origine neurologica caratterizzata da difficoltà dell’apprendimento e da scarsa concentrazione nella lettura. Come spiegato dal coordinatore nazionale dell’Udu, Michele Orezzi, un siffatto caso si era già presentato con riguardo ad una studentessa cieca. “Di fronte a diverse sentenze e ordinanze del Tar e del Consiglio di Stato l’ateneo persevera nel suo comportamento illegittimo, discriminando gli studenti colpiti da limitazioni psicofisiche, noncurante dei principi costituzionali e violando il loro diritto allo studio” ha aggiunto Orezzi.

L’episodio incriminato si è svolto il 5 settembre del 2011 quando, ai test di accesso per la facoltà di medicina, hanno partecipato ben 6mila 536 candidati per 801 posti. Tra questi anche un candidato dislessico che in virtù della legge sul diritto allo studio, la 170/2010, si reca allo sportello disabili dell’Università La Sapienza con le carte certificanti il suo handicap e ottenendo così, di diritto, 36 minuti in più per rispondere ai quiz previsti dalla prova. Tuttavia, come riferito da Orezzi, nessuno si sarebbe però anche preoccupato di fornire al giovane le necessarie condizioni di isolamento affinché il ragazzo dislessico potesse concentrarsi.

Siffatta discriminazione si evince anche dalle parole leggibili nell’ordinanza del Tar: “Rispetto agli altri candidati, al ricorrente affetto da dislessia, non appaiono essere state offerte in sede di svolgimento delle prove a test, le condizioni e gli strumenti appropriati al suo particolare stato”. Orezzi ritiene che nell’andirivieni di studenti dal bagno, nel parlottio generale, il giovane, per il suo handicap si sarebbe sentito perso del tutto non riuscendo affatto a concentrarsi minimamente e venendo pertanto bocciato. L’Udu, al quale il giovane si era rivolto dopo l’episodio ha chiesto che il candidato potesse ripetere nuovamente i test di accesso per la facoltà di medicina.Richiesta rigettata dallo stesso Rettore Frati, avente addotto la motivazione per la quale erano stati comunque concessi al dislessico 36 minuti in più per completare la prova.

“Fino all’ultimo abbiamo cercato di evitare il contenzioso con La Sapienza, ma di fronte a un diniego del genere, peraltro basato su motivazioni formali, non abbiamo potuto far altro che far valere in sede giudiziaria le ragioni dello studente disabile” ha aggiunto il coordinatore nazionale dell’Udu. Nel frattempo corre voce che l’Università potrebbe però impugnare la sentenza. Se così fosse, alla discriminazione si aggiungerebbe un accanimento immotivato. “Noi dislessici siamo tenuti in scarsa considerazione proprio dalle istituzioni che dovrebbero tutelarci anche grazie alle leggi che specificano le nostre necessità” asserisce il giovane, vittima della faccenda.

Photo Credit | seier+seier

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