Il governo rinuncia al decreto salva-Roma dopo il no del Quirinale

Napolitano ha incontrato Letta e gli ha espresso perplessità per l'appesantimento normativo del decreto. Lega, Fi e Sc all'attacco del governo.

di Luca Fiorucci 24 Dicembre 2013 20:08

Il ministro per i rapporti con il Parlamento Dario Franceschini ha informato oggi pomeriggio i presidenti di Camera e Senato che il governo rinuncia alla conversione del decreto Enti Locali, il cosiddetto decreto salva-Roma, in scadenza il 30 dicembre. La decisione sarebbe stata presa dopo un incontro tra il premier Letta e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che avrebbe manifestato le sue perplessità per l’appensantimento emendativo che in Parlamento aveva in pratica trasformato il dl da lui firmato a suo tempo.

Una nota di Palazzo Chigi ha spiegato che il decreto milleproroghe che dovrebbe essere approvato dal consiglio dei ministri il 27 dicembre regolerà “le sole situazioni indifferibili, a cominciare dalle norme sulla base delle quali il Comune di Roma ha approvato il proprio bilancio”, e nello stesso decreto “sarà contenuta la correzione, annunciata in Parlamento, alla norma relativa agli affitti di immobili da parte della pubblica amministrazione”. Il provvedimento, in origine, doveva servire a limitare il buco di bilancio del comune di Roma, ma poi vi erano state aggiunte norme che non c’entravano niente con tale questione, come i 2o milioni per il trasporto pubblico calabrese o i 23 milioni per i treni valdostani, ed era stato duramente contestato da Movimento 5 Stelle e Lega Nord, che minacciavano di fare ostruzionismo soprattutto per la norma riguardante gli “affitti d’oro“.

Un altra norma assai criticata, quella che avrebbe penalizzato i Comuni che vogliono porre un freno al gioco d’azzardo, era invece già stata cassata. Il governo,comunque, era stato costretto, ieri, a porre la questione di fiducia alla Camera per far passare il decreto. Critiche ai contenuti del “Salva Roma” erano però venute anche da Forza Italia e dallo stesso Pd, che rischiava di dividersi su diversi emendamenti, tra cui quello presentato da Linda Lanzillotta di Scelta Civica e poi ritirato, riguardante la vendita delle municipalizzate. Il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta ha attaccato duramente l’esecutivo, dicendo: “Governo Letta sempre più in stato comatoso. Dopo l’ignobile figura fatta sulla legge di stabilità e quella, altrettanto ignobile, sugli affitti d’oro, adesso, rossi di vergogna per le critiche ricevute relativamente alle marchette del decreto cosiddetto “salva Roma”, ripetiamo, rossi di vergogna, fanno saltare il decreto stess0 con un grottesco controordine compagni”.

 Il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda si è detto invece soddisfatto, e ha dichiarato: “Troppi decreti legge, troppi provvedimenti omnibus sulle più disparate materie, centinaia di emendamenti parlamentari spesso su questioni totalmente estranee al provvedimento, poco rigore nella decisione sull’ammissibilità degli stessi. Fa bene il presidente Napolitano a denunciare tutto ciò”. Duro, invece, il commento di Massimo Bitonci, capogruppo della Lega Nord al Senato, che ha affermato: “Abbiamo costretto il governo a ritirare una delle peggiori leggi marchette della storia“. Per Andrea Mazziotti di Scelta Civica, invece, “la rinuncia del governo al dl salva Roma è il degno epilogo di un colossale pasticcio istituzionale e politico”.

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