Doping in palestra, uno su dieci ne fa uso

Doping e abuso di farmaci, il consumatore tipico è uomo, trentenne, del nord.

di Stefania Calabrese 20 Maggio 2012 11:21

Uno su dieci fra i frequentatori di palestre assume sostanze dopanti: è quanto emerge dai dati relativi all’anno 2011, raccolti dalla Commissione Vigilanza e Controllo del Doping, che il Ministero della Salute ha recentemente diffuso. Si tratta di un fenomeno preoccupante poiché, come sottolinea il ministro Balduzzi, pur praticando attività sportiva, si rischia di perdere la salute, piuttosto che guadagnarla. Oltre alle sostanze illegali, infatti, spesso nelle palestre si fa largo uso di sostanze effettivamente non proibite per legge, ma che assunte in quantità elevate diventano potenzialmente pericolose per l’organismo. E’ il caso di integratori, diuretici e agenti mascheranti per gli uomini, mentre le donne prediligono gli stimolanti, in particolare quelli ad effetto anoressizzante, per il controllo del peso.


La Commissione ha elaborato i dati di 1676 atleti, raccolti in occasione di 386 eventi dilettantistici, giovanili e delle serie minori, soprattutto nell’ambito del ciclismo (per il 40%). Il profilo del tipico consumatore di doping corrisponde a un uomo, trentenne, residente al nord. Fra i risultati positivi (3,1%), il 71% riguarda infatti gli atleti maschi.
All’uso del doping va aggiunto anche l’ulteriore fenomeno della medicalizzazione, ovvero dell’abuso di farmaci: il 42% ha usato antinfiammatori, il 7,2% antiasmatici, il 7,1% prodotti per malattie da raffreddamento.
Le percentuali di positività più elevate sono state riscontrate nella pesistica e nel body building, per il 9,7%, seguite da handball (6,3%), rugby (5%) e ciclismo (4,4%).
L’assunzione di sostanze dopanti o comunque l’abuso di farmaci in assenza di controlli medici riguarda persone di tutte le età, la cui media corrisponde a 29 anni, ma fra le quali va considerata la presenza di giovanissimi, di quarantenni e, in alcuni casi, addirittura sessantacinquenni. E’ dunque un fenomeno diffuso e in continua crescita, per il quale il ministro Balduzzi lancia l’allarme nella speranza di sensibilizzare l’opinione pubblica per invertirne la tendenza.

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