Delitto Via Poma: Raniero Busco assolto in appello

L'uomo, che in primo grado è stato condannato a 24 anni di reclusione, ha avvertito un leggero malore per la gioia alla lettura della sentenza.

di Simona Vitale 27 Aprile 2012 14:52

La prima Corte d’Assise d’Appello di Roma ha assolto Raniero Busco dall’accusa dell’omicidio della sua ex fidanzata Simonetta Cesaroni, uccisa con 29 coltellate il 7 agosto 1990. Busco viene assolto dunque per non aver commesso il fatto, mentre in primo grado era stato condannato a 24 anni di reclusione. La sentenza è stata accolta tra le lacrime dell’uomo, che per la gioia ha anche avvertito un leggero malore, e del fratello, secondo il quale giustizia finalmente è stata fatta. Felice anche l’avvocato di Busco, Franco Coppi. Applausi da parte degli amici alla lettura della sentenza.

Sembra che nel determinare l’assoluzione di Busco decisiva sia stata la perizia disposta dalla Corte, secondo la quale un morso su un seno di Simonetta Cesaroni non sarebbe riconducibile all’uomo e sul reggiseno della ragazza, oltre al DNA di Busco, sarebbe stato trovato il DNA appartenente ad altre due persone. “Sono molto soddisfatto perchè è stata assolta una persona estranea ai fatti” ha dichiarato Coppi che ha poi aggiunto, in merito alla perizia disposta dalla Corte: “Se la Corte ha deciso per una nuova perizia è perchè riteneva insufficienti le prove acquisite in primo grado”. Anche l’altro avvocato di Busco, Loria, ha aggiunto: “La pronuncia della Corte ci riempie di fiducia: oggi è stata dimostrata la necessità del processo d’appello grado perchè i giudici in primo grado possono anche sbagliare”.

Sono rimasto profondamente sorpreso da questa decisione dei giudici; soprattutto perchè hanno sentenziato un’assoluzione piena di Busco, sembra senza neanche ritenere esistente alcun dubbio” ha dichiarato l’avvocato Massimo Lauro, patrocinatore di parte civile per Anna Di Giambattista, madre di Simonetta Cesaroni, che ha poi aggiunto: “Tutto questo mi fa pensare molto, a fine luglio avremo le motivazioni della sentenza e decideremo di conseguenza cosa fare, se impugnarla ai fini delle statuizioni civili”. Il procuratore generale Alberto Cozzella dopo aver udito la lettura della sentenza ha dichiarato: “È una sentenza della Corte. Come tale va accettata e rispettata. Valuteremo il da farsi all’esito della motivazione”.

Commenti