Casa di Stalin: da luogo di culto a museo delle atrocità

Anche la città natale del celebre dittatore, Gori, ha deciso di rinnegarlo, rimuovendo la sua statua dalla piazza principale.

di Simona Vitale 5 Maggio 2012 17:36

Sicuramente, e per ovvie circostanze, era rimasto uno dei pochi luoghi dell’ex Unione Sovietica in cui il dittatore Stalin, Segretario Generale del Partito Comunista dell’URSS e leader del Paese dal 1924 al 1953, veniva celebrato. Ma adesso anche Gori, la città che lo ha visto nascere, gli ha dato il benservito. Pare infatti che la città abbia deciso di trasformare la casa-museo di Stalin in una specie di galleria dei crimini commessi quando era al potere. La decisione è stata presa dal governo georgiano che si è reso indipendente dalla Russia nel 1991.

Questa sorta di museo nazionale nella casa di Stalin fu realizzato nel 1937 per volontà del primo segretario del Partito Comunista georgiano. Esso contiene circa 47mila tra reperti, documenti, statue e busti che, durante la fase della “destalinizzazione” voluta da Krusciov erano fatti sparire. Non manca anche la carrozza ferroviaria con la quale Stalin si recò alle conferenze di Tehran, Yalta e Postdam. Ora troveranno posto invece i reperti in arrivo dai campi di concentramento russi.

La Georgia si era sempre mostrata più tendente alle ideologie occidentali, soprattutto dopo la guerra con la Russia del 2008. Già l’enorme statua del dittatore era stata rimossa dalla piazza principale di Gori, nella quale era stata sin dal 1952, perché, a detta di Nika Rurua, ministro della cultura in Georgia, la città non doveva continuare ad essere meta di pellegrinaggio di nostalgici di impronta staliniana. Difatti c’è da dire che la casa di Stalin era meta ogni anno di oltre 24 mila persone, tra stranieri e bambini in gita scolastica. Il dittatore resta ancora nella memoria delle persone più anziane come colui che liberò la Russia dal nazismo. Il tutto dimenticando probabilmente che Stalin ordinò la morte di circa 724 mila persone e si rese responsabile di milioni di prigionieri costretti a lavorare nei gulag, campi di lavoro forzati pensati come mezzo di repressione degli oppositori politici dell’Unione Sovietica.

Casa di Stalin: da luogo di culto a museo delle atrocità
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