Attentati alla Torri Gemelle, la camorra sapeva tutto

Il pentito Biagio Di Lanno ha rivelato inquietanti dettagli del come e del perché la Camorra sapesse tutto in anticipo.

di Simona Vitale 2 giugno 2012 13:06

Rivelazione sconvolgente quella che emerge dal verbale di interrogatorio di un pentito di camorra, Biagio Di Lanno, ex affiliato al clan Polverino, secondo quanto rivelato da Il Mattino. Sembra infatti che la camorra sapesse in anticipo degli attentati che l’11 settembre 2001 hanno distrutto le Torri gemelle del World Trade Center di New York, provocando migliaia di vittime. Non solo, pare anche che alcuni camorristi si sono vantati per anni di aver ospitato nei propri covi napoletani i fautori del terribile attentato.

Di Lanno è stato ritenuto attendibile dal pool anticamorra che in questi mesi ha smantellato il clan che fa capo a Giuseppe Polverino, boss arrestato qualche mese fa in Spagna dopo una lunga latitanza. Secondo quanto si legge su Il Mattino, il volto di Rachid viene mostrato al pentito in una fotografia: “Lo conosco  è un grossista di hashish, era uno di noi. Rachid venne a pranzo a casa di Sabatino Cerullo, al quale partecipai io e Angelo D’Alterio ed un altro marocchino che accompagnava Rachid”. Il tutto nell’estate che ha preceduto gli attentati.

Il pentito ha anche raccontato di come la camorra avrebbe conosciuto l’esistenza dell’attacco alle torri di Manhattan:

Rachid ricevette una telefonata da un altro suo sodale, con cui dialogava in spagnolo. Al termine di questa telefonata, Rachid parlò con Angelo D’Alterio, dicendogli che sarebbe accaduto qualcosa utilizzando degli aerei; per qualcosa si intendeva un attentato e aggiunse anche che sarebbe accaduto qualcosa sui treni metropolitani in Spagna. Sul momento rimasi molto interdetto, perché era un argomento molto diverso da quelli ordinariamente oggetto delle nostre conversazioni. 

L’inchiesta è stata condotta dai pubblici ministeri Antonello Ardituro e Marco Del Gaudio. Ad essere decisivi sono stati gli accertamenti dei carabinieri del comando provinciale di Napoli guidato dal colonnello Marco Minicucci, dal reparto e dal nucleo investigativo rispettivamente guidati da Giancarlo Scafuri e Lorenzo D’Aloja.

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