Svenire non è per forza un cattivo segno

Svenire non è per forza un sintomo di sofferenza dell'organismo, c'è la possibilità di riconoscere gli svenimenti seri e quelli del tutto innocui per il nostro cuore.

di Vincenzo Avagnale 10 Novembre 2011 11:00

Se vi è mai capitato di svenire di certo non avete provato una bella esperienza. Che sia stato per un calo glicemico, per una forte emozione o per via di un trauma fisico non molti vorrebbero ripetere l’esperienza, sebbene sia una cosa assai comune ed anzi qualcosa come il 40% dei giovani con meno di trent’anni è svenuto almeno una volta (se la statistica si riduce alle sole donne si parla invece dell’80%). Per gli over 65 la possibilità aumenta ed anzi diventa un’esperienza con cui bisogna convivere diverse volte durante il corso dell’anno. L’esperienza di pedere i sensi fa molta paura e molti si rivolgono al medico anche quando in realtà non c’è una vera situazione di problematicità. Secondo gli studi della “Società Europea di Cardiologia” la maggior parte degli esami cardiologici viene effettuata a sproposito a causa di uno svenimento.

La paura ricorrente nei pazienti è proprio che la causa delle svenimento sia da far risalire ad un problema cardiaco: la sincope. Questo problema consisterebbe in un’aritmia cardiaca che rallenta o accellera troppo il battito cardiaco con una riduzione dell’afflusso di sangue a cervello che può arrivare fino a far perdere i sensi.

Per essere certi che non si tratti di sincope detta “vasovagale” si può: “riconoscere i due diverti siti di sincope, non è un problema di difficile soluzione. Lo svenimento detto da “cuore matto”, molto più raro, è improvviso e non da molti sintomi premonitori a parte annebbiamento della vista o una certa sudorazione. Di solito inoltre dura più a lungo (oltre 30 secondi) e soprattutto non è scatenato da un’emozione o un evento specifico. Lo svenimento classico è molto riconoscibile, perché è breve ed è sempre in rapporto a uno stimolo emotivo od ortostatico (ossia rimanere troppo tempo in piedi. Inoltre poco prima di perdere conoscenza ci sono sintomi di capogiro, nausea e pallore. In altre parole: ci si accorge sempre di stare per svenire” ha spiegato Paolo Alboni, cardiologo dell’Ospedale di Cento ed esperto del problema della sincope.

In realtà non è tutto negativo l’effetto dello svenimento, come spiega lo stesso Alboni: “ quando avvertiamo un grosso spavento aumentano molto la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca: il cuore è sottoposto a un superlavoro ed è più soggetto ad infarti ed ictus. Quindi il riflesso vasovagale, riducendo la pressione e frequenza cardiaca, protegge da questo possibile rischio. La perdita di coscienza è un effetto collaterale, ma tutti i vertebrati hanno un simile meccanismo, ma solo quelli eretti come l’uomo perdono conoscenza (senza contare che ben pochi fra i vertebrati eretti hanno un cervello complesso come quello umano).”

Insomma svenire a volte è un sintomo di qualcosa di più grave, ma se non ci sono le eventualità descritte da Alboni è solo un riflesso utile all’organismo, un meccanismo di difesa che serve a proteggere il cervello da questi “sbalzi di tensione”.

Tags: cuore · ricerca
Commenti