Taglio stipendi dei politici: il referendum di cui nessuno parla

L'iniziativa di Unione Popolare è partita in sordina il 2 maggio. I cittadini italiani hanno ora tempo fino al 27 luglio per firmare a favore dell'abrogazione.

di Simona Vitale 7 Luglio 2012 14:49

Forse non tutti lo sapevano, ma è partita la mobilitazione per la raccolta delle firme del referendum sul taglio degli stipendi ai parlamentari. A farsi promotrice di questo importante referendum è stata Unione Popolare che, ovviamente, si è messa in moto per raccogliere, a norma dell’art. 75 della Costituzione, le necessarie firme. Ora dopo ora, i social network si stanno dando da fare per far conoscere l’iniziativa, in modo da permettere a tutti di essere a conoscenze della proposta di referendum per la quale chiunque voglia può firmare.

La consultazione vuole “abrogare l’art. 2 della legge 1261 del 1965 che disciplina le indennità spettanti ai membri del Parlamento” ha spiegato Unione Popolare sul suo sito:

Nello specifico il suddetto art. 2 definisce i compensi relativi alla diaria ed alle spese di soggiorno a Roma dei parlamentari. Avrebbe dovuto, e potuto, essere un segnale importante per il Paese se i Parlamentari stessi avessero rinunciato a tali compensi. Ma, visto che ciò non è accaduto, allora saremo noi cittadini elettori a provare a far diventare realtà tale richiesta.

Sul sito della Camera viene spiegato come si tratti di un vero e proprio rimborso spese che ammonta a 3.503,11 euro, con varie detrazioni a seconda della presenze. Questa rappresenta soltanto una piccola componente delle indennità spettanti ai parlamentari e che hanno già subito un taglio di circa 500 euro lordi a inizio gennaio. Qualora questo articolo venisse abrogato in via referendaria, secondo le stime si risparmierebbero circa 48 mila euro all’anno per ogni membro del Parlamento.

L’iniziativa è partita alquanto in sordina lo scorso 2 maggio, in quanto quasi nessuno finora l’ha messa in rilievo. Sta di fatto che fino al 27 luglio ogni cittadino può firmare presso gli uffici del Comune di residenza. Attualissimo, testata editoriale autofinanziata e non dipendente da finanziamenti pubblici, può e deve informare riguardo questo referendum di cui giornali finanziati da partiti politici sembrano non voler affatto parlare. Polemiche ulteriori nascono poi in quanto, come segnalato sul gruppo Facebook appositamente dedicato all’iniziativa, molti Comuni sembrano addirittura sprovvisti degli  opportuni moduli per firmare.

Unione Popolare, dal canto suo, fa sapere di avere comunque già raccolto 200 mila firme, a fronte delle 500 mila richieste, e invita i cittadini a mobilitarsi e firmare per un’impresa che potrebbe avere davvero un sapore storico e miracoloso.

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