Protesta in difesa dell’Artico: arrestati attivisti di Greenpeace

La manifestazione stava avendo luogo davanti la sede russa dell'azienda petrolifera, che inizierà le trivellazioni sui fondali incontaminati.

di Elena Arrisico 6 Settembre 2012 12:56

Un gruppo di attivisti di Greenpeace è stato arrestato davanti la sede della Gazprom, in Russia, in seguito ad una manifestazione pacifica non autorizzata. Con striscioni scritti in russo ed in inglese – “Gazprom sta uccidendo l’Artico“, fra i tanti – la manifestazione è nata per protesta contro l’attività di perforazione del sottosuolo in Artico, per cui è nata anche una campagna per la sua difesa.

L’Artico, infatti, è entrato nel mirino della lobby petrolifera, che vorrebbe iniziare a sfruttare il sottosuolo incontaminato del Polo Nord: per questo motivo, Greenpeace sta cercando in tutti i modi di proteggerlo come già accade per l’Antartide, zona protetta da ogni attività commerciale.

La petizione “Save The Arctic” portata avanti dall’associazione ambientalista vede, fra i suoi firmatari, anche nomi come quelli di Lucy Lawless – attrice ed attivista, arrestata perché protestava in difesa dell’Artico – Robert Redford, Penelope Cruz e molti altri ancora. La petizione con i nomi di tutti i firmatari sarà, poi, spedita dentro una capsula artica proprio sui fondali del Polo Nord.

Impedire che questa zona venga trivellata è l’obiettivo principale di Greenpeace, che sta cercando di far aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica; così, gli attivisti – provenienti da Austria, Russia, Germania, Polonia ed Ungheria – hanno deciso di travestirsi da orsi polari e continuare la battaglia che, ormai, va avanti da mesi contro la multinazionale del petrolio russa Gazprom.

Gli attivisti arrestati dagli agenti della polizia russa sono 10, ma non è la prima volta che Greenpeace ha tentato di bloccare le operazioni petrolifere: proprio il 27 agosto scorso, 6 attivisti ed un dirigente dell’associazione ambientalista, Kumi Naiddo, si sono incatenati all’ancora di una nave adibita al trasporto degli operatori verso una piattaforma petrolifera russa, riuscendo a non farla salpare. La “Ribellione Artica” chiede, dunque, che la Russia abbandoni i piani di trivellamento in Artico:

La Prirazlomnaya è la prima piattaforma petrolifera permanente nel Mare Artico, simbolo dell’avanzamento dell’industrializzazione in quest’area incontaminata. La fase costruttiva della piattaforma è quasi terminata e la Gazprom non vede l’ora di iniziare le operazioni di trivellazione. Diventerebbe, così, la prima compagnia petrolifera a produrre petrolio in Artico. L’azione di oggi segue il blocco di 15 ore della piattaforma petrolifera della Gazprom, avvenuto 2 giorni fa, al largo della costa nord-orientale russa. Shell, BP, Exxon, Gazprom e gli altri sono pronti a correre il rischio di una devastante fuoriuscita di petrolio nelle acque dell’Artico per sfruttare riserve che valgono 3 anni di consumi globali di petrolio“.

Si legge sul sito di Greenpeace, che denuncia la “nuova corsa al petrolio nell’Artico” che sta per cominciare.

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