Iran, pressing di Obama su Cina e Russia

Barack Obama impegnato personalmente nelle visite per condurre le trattative fra le potenze occidentali e quelle asiatiche per discutere temi economici e politici come la crisi in Iran.

di Vincenzo Avagnale 13 Novembre 2011 19:24

Sembra che Barack Obama sia deciso ad intervenire con l’arma della diplomazia nella crisi iraniana. Il Presidente degli Stati Uniti d’America apre un giro di visite che nei prossimi nove giorni lo porterà ad incontrare in Asia, tramite il summit dell’Apec (Asian Pacific Economic Cooperation), diversi rappresentanti dei paesi orientali.

Gli incontri più attesi sono quelli con il premier cinese Hu Jintao ed il presidente russo, Dmitri Medvedev. Per Obama si tratterà del primo incontro ufficiale con i leader delle due superpotenze dall’inizio della crisi iraniana, sebbene le rispettive diplomazie siano già in frenetico contatto già da diverso tempo.

Cina e Russia sono i principali moderatori nella situazione e principale ostacolo ad un intervento militare nello stato degli ayatollah, intervento richiesto da Israele per via della sempre più concreta minaccia nucleare rappresentata dopo il rapporto dell’Aiea sullo sviluppo nucleare iraniano.

Per risolvere l’impasse Usa ed Ue propongono sanzioni più pesanti e su questo almeno i colossi asiatici sembrano concordare con le potenze occidentali, sebbene è evidente che questa loro positività sia solo un contentino, visto che entrambi hanno un importantissimo interesse economico nei confronti di Teheran.

Non solo politici e militari i problemi trattati nel summit, sono infatti anche e forse specialmente economici i temi trattati: “l’obiettivo è di promuovere qui maggiori scambi con l’oriente, ma con criteri di concorrenza vantaggiosi per entrambe le parti.” Obama poi non ha particolarmente preso in esame uno dei nodi su cui in realtà la sua diplomazia pressa di più Pechino e Mosca, ossia rispettivamente il rispetto dei diritti umani e la maggiore democrazia.

Questi incontri fanno parte delle azioni messe in piedi dai governi del G20 per collegare le economie “cosi dette” emergenti, con quelle avanzate e permettere che da tale contatto emergano occasioni di crescita comune utile a superare la crisi economica.

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