Grazie alla crisi diminuisce l’inquinamento

L'Unione Europea nel pacchetto "clima ed energia" del 2008 ha fissato tutta una serie di target da raggiungere entro il 2020.

di Simona Vitale 28 Maggio 2012 8:20

Secondo quanto reso noto dall’Unione Europea, che ha pubblicato una ricerca sui livelli di emissioni di gas serra raggiunti dai 27 paesi membri, l’Europa sembra essere molto vicina al traguardo fissato per il 2020, che prevede di ridurre il livello di gas serra del 20% rispetto al 1990. Attualmente siamo al -17%. Nel paper vengono riviste le stime e i costi per aumentare dunque il target di riduzione al -30% entro il 2020, anche se comunque l’invito alla prudenza è massimo dal momento che fino al 2007, quando la crisi economica è definitivamente scoppiata, le emissioni dell’industria energetica erano aumentate. La deduzione che se ne fa è dunque che l’attuale 17% di riduzione sia frutto non di politiche industriali efficienti da parte degli Stati, quanto piuttosto della crisi.

Il pacchetto “clima ed energia” è stato approvato dall’UE nel 2008 e ha fissato per tutti i paesi membri una serie di risultati da raggiungere entro il 2020, il tutto in vista del ben più ambizioso progetto previsto dal Protocollo di Kyoto che, entro il 2050, ha previsto la riduzione delle emissioni dell’85%-90% con conseguente decarbonizzazione dell’energia. Le 3 aree in cui si è concentrata l’attenzione di Bruxelles, come sottolineato da Likiesta, riguardano: riduzione dei gas serra, investimenti nelle energie rinnovabili e diminuzione/miglioramento dei consumi.

In ogni caso le perplessità non mancano. Le riduzioni delle emissioni sono calcolate infatti nel luogo di produzione e non d’impiego. Questo sta a significare che circa il 7% circa di biossido di carbonio dell’Europa viene esternalizzato nei Paesi in via di sviluppo attraverso il commercio. Senza contare il fatto che l’Unione Europea punta alle biomasse per ridurre le emissioni, dimenticando che proprio le biomasse potrebbero provenire da un uso insostenibile delle foreste all’estero e in Europa.

Per quanto riguarda più propriamente l’Italia, invece, il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha presentato al Mef di Roma il piano nazionale per la riduzione delle emissioni entro il 2020, puntando all’introduzione della carbon tax, all’incremento dell’efficienza energetica e delle rinnovabili, attraverso lo sviluppo di reti intelligenti per le “smart city”, all’estensione fino al 2020 del credito di imposta (55%) per l’efficienza energetica nell’edilizia e una migliore gestione del patrimonio forestale, in modo da ridurre il livello di CO2  del 40% entro 2030 e dell’80% al 2050, all’incirca secondo i dettami del Protocollo di Kyoto.

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