Diaz, confermata la condanna per vertici polizia

Per gli avvocati delle vittime giustizia è stata sì fatta, sebbene si parli di una delle pagine più nere della storia della Democrazia.

di Simona Vitale 5 Luglio 2012 21:15

La Suprema Corte di Cassazione ha confermato le sentenze per i vertici della polizia implicati nel pestaggio di 60 e negli arresti illegali di 93 manifestanti alla scuola Diaz durante il G8 del 2001 a Genova. Le condanne che la Corte ha confermato riguardano le accuse di falso nei confronti dei vertici della polizia coinvolti nel pestaggio e negli arresti illegali.

La Cassazione invece ha dichiarato prescritte le condanne per le lesioni inflitte dai celerini. Sostanzialmente confermata dunque la parte relativa ai falsi verbali e alla catena di comando alla scuola Diaz della sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Genova il 18 maggio del 2010. Complessivamente i 25 imputati sono stati condannati a 85 anni di carcere. Per ogni condannato c’è un condono di 3 anni, ma nessuno in ogni caso rischia il carcere. Saranno però sospesi dal servizio a causa della pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici.

In particolare sono state convalidate le condanne a 4 anni per Francesco Gratteri, attuale capo del dipartimento centrale anticrimine della Polizia; quella sempre a 4 anni per Giovanni Luperi, vicedirettore Ucigos quando ci fu il G8 e attualmente a capo del reparto analisi dell’Aisi. A Gilberto Caldarozzi, attuale capo servizio centrale operativo, sono stati inflitti 3 anni e 8 mesi.

A parte la condanna per Vincenzo Canterini, ex dirigente del reparto mobile di Roma, condannato a cinque anni di reclusione ridotti per la prescrizione del reato di lesione.  per gli altri dirigenti, rimangono inalterate le pene del verdetto d’appello.

La Cassazione ha dichiarato la prescrizione del reato di lesioni nei confronti di otto capisquadra del VII Nucleo Speciale della Squadra Mobile di Roma. Parliamo degli agenti di polizia Tucci, Cenni, Basili, Ledoti, Compagnone, Stranieri, Lucaroni e Zaccaria. Per questi, proprio in virtù della prescrizione, non scatterà l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni. L’avvocato Francesco Romeo, difensore di alcune vittime del pestaggio alla scuola Diaz, ha così commentato:

La catena di comando è stata condannata e questo è un grande risultato, imane però il dato di fatto che quella notte alla scuola Diaz è stata una pagina nera per la democrazia italiana e il Parlamento non ha nemmeno fatto una Commissione di inchiesta per individuare le responsabilità politiche.

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