Commercio dei diamanti: quando una stretta di mano vale milioni

Alla borsa del diamante di Anversa il commercio riscopre il valore della fiducia

di Redazione 10 Dicembre 2015 11:09

Per i commercianti di diamanti, questa pietra simboleggia un vero e proprio dono di Dio. Non hanno di certo torto dal momento in cui un diamante si forma solo con la presenza di specifiche condizioni naturali che consentono al carbonio di avviare il processo di cristalizzazione e di trasformarsi in diamante, altrimenti rischia di diventare semplice grafite. I diamanti hanno una storia ricca di secoli alle proprie spalle. Non a caso i primi esemplari vennero trovati in India circa 6.000 anni fa e che all’inizio vennero considerate semplici pietre, senza immaginare che sotto quella patina opaca (la kimberlite) si celava un vero e proprio miracolo naturale.

Il valore di questa pietra è sempre stato considerato molto elevato, non solo da un punto di vista del valore economico, ma soprattutto in un senso prettamente spirituale: i diamanti sono infatti pietre che allontanano gli spiriti del male, che rappresentano l’invincibilità e i sentimenti più profondi. Non a caso le famiglie delle città italiane di un tempo lo sfruttavano  anche a mo’ di stemma. Nella famiglia Medici, ad esempio, troviamo i tre anelli con diamante intrecciati, ai quali spesso era abbinata la scritta SEMPER tesa a sottolineare la continuità delle generazioni. Il senso di quest’ultima era resa ancora più forte dall’anello con punta di diamante, simbolo del susseguirsi delle generazioni segnate da Cosimo, Piero e Lorenzo.

Sembra quindi strano pensare che nel corso del tempo la commercializzazione di una pietra così prestigiosa sia sempre avvenuta senza l’utilizzo di fogli scritti o di firme, ma semplicemente con una stretta di mano. In particolare, alla borsa dei diamanti ad Anversa, questa tecnica è tutt’oggi considerata valida. Le pietre grezze vengono rovesciate su uno dei tavoli lunghissimi che si trovano in una povera stanza dall’arredamento essenziale, il commerciante le scruta attentamente e poi propone un prezzo. Se si arriva all’accordo basta stringersi la mano e pronunciare Mazal, che in ebraico sta a significare “buona fortuna”, ma che è un’espressione usata da molte persone indipendentemente dalla religione e dalla cultura.

Le tecniche di negoziazione e, in particolare, la determinazione di un affare che può valere anche milioni, nel commercio dei diamanti è basato esclusivamente su un sentimento di fiducia. Se qualcuno non rispetta la parola data è fuori dai giri, se non si paga entro la data prestabilita si può perdere il diritto di accedere al mercato di cui si fa parte e, sia sulle lavagne di Anversa, che su quelle di città molto importanti come Tel Aviv e New York, comparirà l’avviso della sanzione su un foglietto apposito, accompagnato dalla foto del soggetto considerato come cattivo pagatore. Il discorso cambia per chi dovesse avere la sfortuna di acquistare un diamante soggeto “ad una maledizione” come nel particolare caso de l’Hope, i cui proprietari morirono in tempi relativamente brevi chi per malattia e chi per omicidio o suicidio. Per lo meno, però, non si perderebbe la propria dignità.

Articolo scritto con la collaborazione di Professione Manager, scuola di Management ideata da The European House-Ambrosetti, prima società in Italia per servizi di consulenza e formazione d’azienda.

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