Camorra, arrestato Giuseppe Iovine

Insieme al fratello del capo dei Casalesi Antonio Iovine, è stato arrestato anche Nicola Fedele che spesso fungeva da emissario di Antonio.

di Simona Vitale 6 Luglio 2012 11:15

In seguito ad una complessa indagine condotta dalla Direzione Distrettuale di Napoli, la squadra mobile di Caserta, nel corso della notte, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta della D.D.A. in ordine al reato di estorsione continuata, aggravata dal metodo mafioso e al fine di agevolare l’organizzazione di stampo mafioso del clan dei Casalesi-gruppo Iovine, nei confronti di Giuseppe Iovine fratello del capo dei Casalesi Antonio Iovine, e Nicola Fedele di 30 anni.

Come spiegato dagli inquirenti, sembra che la misura restrittiva emessa nei confronti di Iovine sia il giusto epilogo di un’attività investigativa che ha permesso di individuare le pressanti e continue richieste di denaro esercitate da Iovine nei confronti di negozianti e imprenditori, spesso costretti a cedere ai ricatti per l’appartenenza dell’uomo alla nota famiglia camorristica. Numerosi sono stati gli episodi accertati dalla Polizia. Iovine, dopo l’arresto del fratello, stava stava tentando di ricompattare le fila del clan, ma è stato bloccato proprio nella casa di San Cipriano d’Aversa, dove viveva il fratello.

L’ammontare dei soldi richiesti tramite estorsione variava dai 200 ai 1000 euro. Confermato anche lo stato di soggezione delle vittime. Infatti, come ha aggiunto la Questura di Caserta:

Giuseppe Iovine, in concorso con Nicola Fedele, che in alcune circostanze fungeva da emissario del primo, convocando le vittime agli appuntamenti o formulando in nome suo le richieste di denaro, si rivolgeva a loro ripetutamente, insistentemente e con velato atteggiamento intimidatorio, al fine di ottenere somme di denaro, che variavano dai 200 ai mille euro. Lo stato di soggezione delle vittime era confermato dall’atteggiamento omertoso assunto nei confronti degli investigatori, infatti, nessuna di esse ammetteva, nonostante l’evidenza delle contestazioni, le pretese estorsive dei due indagati che, piuttosto, venivano minimizzate e ricondotte a mere richieste di piccoli prestiti. Giuseppe Iovine, verosimilmente, stava tentando di ricompattare le fila dell’organizzazione, fortemente indebolita dalla cattura del latitante e dall’arresto, nei mesi successivi, di numerosi affiliati e favoreggiatori.

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