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Acari di 230 milioni di anni fa ritrovati nell’ambra

Acari di 230 milioni di anni fa ritrovati nell’ambra

Sulle Dolomiti, nei pressi della conca di Cortina d’Ampezzo, sono stati rinvenuti degli invertebrati vecchi di 230 milioni di anni ed intrappolati nell’ambra, proprio come accade nel telefilm Fringe. La scoperta è sensazionale, in quanto sposta indietro di ben 100 milioni di anni la datazione delle scoperte passate di insetti presenti nelle resine fossili.

A dare la notizia è stato l’Istituto di Geoscienze e Georisorse del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IGG-CNR) che, insieme all’Università di Padova, ha effettuato lo studio in collaborazione con l’Università di Göttingen e con il Museo di Storia Naturale di New York. La ricerca – pubblicata su PNAS, Proceedings of the National Academy of Sciences – è stata condotta nell’ambra delle Tofane, dove sono stati trovati microrganismi, batteri, funghi, alghe ed adesso anche invertebrati, vissuti milioni di anni fa sulla Terra.

Prima del presente studio, però, le più vecchie inclusioni di organismi animali in ambra risalivano a circa 130 milioni di anni fa: la nuova scoperta sposta, quindi, le lancette indietro nel tempo di ben 100 milioni di anni rispetto ad ogni precedente ritrovamento di organismi inglobati in ambra“.

Ha spiegato Eugenio Ragazzi dell’Università di Padova. Lo stato di conservazione ha sorpreso gli scienziati, che hanno coniato due nuove specie: l’Ampezzoa Triassica ed il Triasacarus Fedelei.

Esistono ambre del Cretaceo che presentano numerosissime inclusioni di insetti, ma sono 100 milioni di anni più recenti. Quelli scoperti a Cortina sono due acari ed un moscerino risalenti al periodo Triassico e hanno le dimensioni di pochi millimetri. Quelle degli acari sono larve con ben evidenti tutte le loro appendici; l’insetto invece è un dittero, un moscerino. Per individuare questi invertebrati, sono state esaminate con un lavoro molto lungo oltre 50 mila goccioline di ambra; si è dovuto “affettarle” una a una, in più fettine, e levigarle perché potessero essere osservate al microscopio; solo in tre goccioline sono stati trovati gli invertebrati. Gli acari hanno corpo lungo e segmentato, due paia di zampe invece delle quattro solitamente presenti negli acari odierni, un peculiare apparato boccale ed artigli piumati: caratteristiche che dimostrano come questi artropodi avessero tratti distintivi e specializzati già nel Triassico, decine di milioni di anni prima della comparsa delle piante da fiore di cui si nutrono, oggi, quasi tutti gli acari. Allora, invece, dovevano necessariamente nutrirsi di antiche conifere, poiché questi artropodi fossili sono stati trovati nelle galle, strutture vegetali che la pianta produce per proteggersi dalle punture degli insetti. Per cui, è possibile e forse probabile, che siano stati quegli stessi invertebrati a pungere le piante che poi, per difendersi, hanno essudato la resina che li ha inglobati, divenendo poi ambra“.

Questa è la spiegazione di Guido Roghi dell’IGG-CNR, autore della ricerca.

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