Marchionne: “Della Valle la smetta di rompere le scatole”

Continua il botta e risposta tra i due esponenti del mondo dell'industria. Il manager Fiat: "L'alfa romeo non è in vendita"

di Daniela Santoni 25 settembre 2012 10:22
Sergio marchionne

“Non parliamo di gente che fa borse, io faccio vetture. Quanto lui investe in un anno in ricerca e sviluppo, noi non ci facciamo nemmeno una parte di un parafango. La smetta di rompere le scatole”. Una risposta scevra da diplomazia quella di Sergio Marchionne a Diego Della Valle dopo un duello verbale iniziato ormai da qualche tempo e che non accenna a sfumare. “Il fatto di attaccarsi allo straniero come salvatore dell’Italia è la più grande pirlata che abbia mai sentito in vita mia. Uno può fare scelte di mercato molto chiare, può comprare macchine che non sono nostre, ma non cerchiamo di ammirare troppo gli altri”. Ha detto il manager della Fiat rispondendo ai giornalisti dopo l’assemblea dell’unione industriale di Torino. “Negli ultimi otto anni e mezzo ho cercato costantemente, in ogni modo, di coinvolgere un partner nelle nostre attività in Italia ma non ho avuto successo – ha proseguito Marchionne. – Dichiaro il mio completo fallimento. Non c’è nessuno – evidenzia – che voglia accollarsi anche una sola delle zavorre italiane”.

Sergio Marchionne sfida la Volkswagen: “se vogliono veramente concorrere, vadano in circuiti di Formula 1 e poi ce la vediamo lì. Loro un grande problema ce l’hanno con la Seat, se lo vadano a risolvere con le loro forze. A quelli tra di voi che sono sul libro paga di Wolfsburg, chiedo gentilmente di ribadire ai vostri proprietari tedeschi un concetto semplice e chiaro: l’Alfa Romeo non è in vendita“. Un concetto che ha ribadito in piemontese per renderlo più efficace “Monsù Piech, lassa perde, va cantè ‘nt n’àutra cort!.

“Le “spacconate” dei tedeschi non mi sorprendono” osserva Marchionne spiegando però che “quello che trovo stupefacente è che noi, in questo Paese, abbiamo perso ogni barlume di orgoglio nazionale”. Secondo Marchionne “proprio ora che abbiamo trovato in Chrysler un alleato tecnico per sostenere gli investimenti necessari al rilancio dell’Alfa, che garantisce accesso alle necessarie piattaforme, e con volumi sufficienti e un mercato adeguato, continuiamo invece a insistere perché Fiat ne ceda la proprietà. E solo per assecondare una fissazione per le marche straniere. Tutto ciò – conclude – è semplicemente folle”.

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