Roma al ballottaggio. Michetti, il pregiudizio razziale e la legalità come optional

Cosa significano esattamente le frasi del candidato a Sindaco di Roma del centrodestra?

di Redazione 11 Ottobre 2021 15:16

La cosiddetta «legge Mancino», dal cognome del Ministro dell’Interno che la propose nel 1993, sanziona e condanna frasi, gesti, azioni e slogan di incitamento all’odio, alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali – arrivando anche all’uso di emblemi o simboli. Questi ultimi, abbastanza facili da riconoscere (e basta pensare alla svastica, su una bandiera o tatuata su un braccio che sia); i primi, a volte più «sfuggenti». Perché? Perché spesso confusi – o giustificati – con la libertà di espressione.

La campagna elettorale di Enrico Michetti, candidato del centrodestra a Sindaco di Roma, aveva già visto degli «incidenti» (dai due candidati comunali provenienti da Casa Pound alle esternazioni di Francesca Benevento e al saluto romano definito come più igienico), liquidati da «il Tribuno», come lo chiamano a Roma, come stupidaggini marginali e gestibili. Solo che le rivelazioni di Il Manifesto sul michettiano pensiero ne pongono il problema, abbastanza seriamente da vedere già l’annuncio di una querela da parte di Tobia Zevi e proprio ai sensi della legge Mancino.

Cosa significa dire che la stessa pietà e considerazione riservata agli Ebrei non sia mai stata rivolta ai morti ammazzati nelle foibe, nei campi profughi, negli eccidi di massa che ancora insanguinano il pianeta e «spiegare» questo con il fatto che gli altri “non possedevano banche e non appartenevano a lobby capaci di decidere i destini del pianeta”? Cosa significa se non indicare negli Ebrei tutti il Male della «finanza occulta», che cospira da secoli per la supremazia nel mondo – cioè, esattamente una delle premesse del Mein Kampf, in base alle quali fu costruita e giustificata la «soluzione finale» e l’industria dello sterminio?

Non si tratta della libertà di avere o non avere opinioni: si tratta della facoltà di avere o non avere un minimo di conoscenza, coscienza e responsabilità – soprattutto se si ha la pretesa di esercitare un ruolo pubblico e di governo, anche se locale. Di decidere, agire e dichiarare pubblicamente, con delle prerogative ma anche con degli obblighi, sapendo che l’autorità può diventare autorevolezza e che le tue parole possono persino armare delle braccia. Come i «cattivi Maestri», che almeno due generazioni di questo Paese ricordano ancora bene.

Continua Michetti: “Purtroppo, se non sei portatore di un qualche interesse diretto o indiretto, per il cinico buonista non sei meritevole di tutela”. Cioè? Se non sei Ebreo, vieni abbandonato? Nel Paese della generosità, dell’accoglienza, dell’assistenza da parte di intere comunità? E questo come dovrebbe far sentire chi ascolta se non pieno di frustrazione e di odio verso questi Ebrei «privilegiati», vittime come tante altre ma che si permettono di comprarla, la pietà?

Come disse Jean-Paul Sartre, “in nome delle istituzioni democratiche, in nome della libertà d’opinione, l’antisemita reclama il diritto di predicare ovunque la crociata antiebraica… mi rifiuto di chiamare opinione una dottrina che prende di mira espressamente persone determinate”. Ed è proprio questo il punto: come fa Enrico Michetti, in base a una premessa che non corrisponde alla verità dei fatti (la mancata considerazione per qualsiasi altra vittima), a dire che le tante iniziative per il Giorno della Memoria siano lì perché gli Ebrei hanno le lobby e le banche? E come fa a dire che la Commissione Segre è una specie di insulto che la sua “patria, uno dei luoghi più umani e accoglienti al mondo, non merita?” Ma lo sa, l’aspirante «Primo cittadino», cosa succede in giro –social compresi?

La legge Mancino è oggi il principale strumento legislativo che l’ordinamento italiano offre per la repressione dei crimini di odio e di incitamento all’odio – e che Forza Nuova ne abbia incluso l’abolizione nel suo programma del 2014, seguito dalla Lega e da Fratelli d’Italia, forse non è un caso. Già: Forza Nuova, la stessa che in questi giorni vediamo nelle piazze, a colpire infermiere e devastare la sede della CGIL in nome della stessa «libertà». Possibilmente senza la responsabilità, come i diritti senza i doveri.

Chi e che cosa dovremmo abolire, esattamente? Forse l’ignoranza e il pregiudizio razziale?

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