Yemen: Seleh se ne va, ma non definitivamente

Novità per Natale in Yemen, dove il presidente ha finalmente accettato di farsi da parte; tuttavia non accetta di farlo definitivamente e rivendica ancora un ruolo politico in seguito alle elezioni, pur rinunciando a ricandidarsi.

di Vincenzo Avagnale 25 dicembre 2011 11:54

La Primavera Araba, iniziata ormai quasi un anno fa’, sta lentamente terminando la propria azione e potrebbe finalmente raggiungere l’effetto sperato anche in Yemen, in cui, pur registrandosi incidenti con morti e feriti nel corso delle proteste, tutto sembra essere andato avanti molto più pacificamente rispetto ad altri paesi come la Tunisia, la Libia o la Siria, dove c’è stata, c’è o rischia di esserci una vera e propria guerra civile.

Sembra che le forze d’opposizione e quelle vicine al presidente Ali Abdullah Saleh siano riuscite a proseguire sul percorso proposto dal mediatore statunitense, che prevedeva il ritiro di Saleh dall presidenza yemenita, come è stato ormai sancito in un accordo firmato da tutte le parti in causa. Il presidente, che ha collezionato ben 33 anni alla guida del paese arabo, ha quindi accettato di lasciare la poltrona.

Saleh aveva, al principio delle proteste, affermato che non avrebbe mai lasciato il potere, ma a quanto pare le continue pressioni internazionali ed il suo ferimento, nel giugno scorso, devono avergli finalmente fatto cambiare idea. Ha spiegato che andrà a curarsi negli Stati Uniti, lasciando che la sua assenza non ostacoli le fasi necessarie alla transizione; tuttavia ci ha tenuto a precisare: “lascio il potere, ma proseguirò le mie attività politiche in seno al Congresso Generale del Popolo e farò parte dell’opposizione al mio ritorno.”

L’accordo prevede per Saleh e per i suoi più stretti collaboratori la più completa immunità in cambio del suo ritiro volontario. Immunità concessagli per evitare che la situazione libica possa ripetersi questa volta in Yemen, sebbene sembra che le migliaia di persone che hanno manifestato per le strade di Taez e giunte fino alla capitale Sanaa la pensassero diversamente e chiedessero quindi che risponda dei suoi crimini di fronte ad una giuria.

La polizia è stata schierata attorno a tutti i palazzi del potere e non ha esitato ad aprire il fuoco contro i manifestanti più scalmanati, provocando almeno 9 morti e più di venti feriti. Questo dimostra quanto l’influenza di Saleh sia ancora forte e come la battaglia per la democrazia e la giustizia in Yemen sia in realtà ancora tutta da giocare.

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