Visita del Papa in Libano: basta scontri tra cristiani e musulmani

Benedetto XVI ha chiesto "il silenzio delle armi e la cessazione di ogni violenza" augurandosi che i cristiani siano testimoni di pace e "risuoni il Vangelo".

di Stefania Calabrese 16 settembre 2012 19:57

Si conclude oggi la visita pastorale del Papa Benedetto XVI in Libano, durata tre giorni e inaugurata con queste parole, particolarmente significative in questi giorni di estrema tensione:

”Al di là del vostro Paese, vengo oggi idealmente anche in tutti i Paesi del Medio Oriente come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico di tutti gli abitanti di tutti i Paesi della regione, qualunque sia la loro appartenenza e il loro credo”.

Durante il discorso pronunciato all’aeroporto di Beirut, il Papa ha assicurato di ricordare costantemente nelle proprie preghiere “le gioie e i dolori” delle popolazioni mediorientali, e di pregare in particolare per coloro che soffrono in queste regioni del mondo.
Pur riportando alla memoria gli eventi drammatici che hanno afflitto il Libano per molti anni, il pontefice ha attribuito al Paese il ruolo fondamentale di modello di integrazione fra persone di differente fede:

”Il Libano dimostra a tutto il Medio Oriente come all’interno di una stessa nazione possano vivere e collaborare fedeli di religioni diverse”.

Su questo argomento il Papa si è soffermato a lungo, infatti ha anche aggiunto l’auspicio che il Paese venga preso ad esempio dalle altre nazioni:

”La felice convivenza tutta libanese deve dimostrare a tutto il Medio Oriente e al resto del mondo che all’interno di una nazione possono esistere la collaborazione tra le varie Chiese, tutte parti dell’unica Chiesa cattolica, in uno spirito di comunione fraterna con gli altri cristiani, e, al tempo stesso, la convivenza e il dialogo rispettoso tra i cristiani e i loro fratelli di altre religioni”.

Nell’esortazione post-sinodale, documento che raccoglie le conclusioni del sinodo per il Medio Oriente dell’ottobre 2010, ha ribadito la necessità di porre fine alle intolleranze fra cristiani e musulmani, troppo spesso cause di violenza e sopraffazione:

”Noi sappiamo che l’incontro tra l’islam e il cristianesimo ha spesso assunto la forma della controversia dottrinale. Purtroppo, queste differenze dottrinali sono servite come pretesto agli uni e agli altri per giustificare, in nome della religione, pratiche di intolleranza, di discriminazione, di emarginazione e persino di persecuzione”.

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