“Vatileaks”, arrestati monsignor Vallejo Balda e Francesca Chaouqui

I due, ex segretario e membro della Cosea, sarebbero i "corvi" che hanno fatto trapelare documenti riservati. La Chaouqui è già stata rimessa in libertà.

di Luca Fiorucci 3 novembre 2015 6:49
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Altri due arresti in Vaticano nell’ambito del cosiddetto “Vatileaks”, ossia la fuga di documenti riservati. Il portavoce della Santa Sede padre Federico Lombardi ha infatti reso noto che, dopo l’interrogatorio svoltosi tra sabato e domenica, il promotore di giustizia Gian Piero Milano e l’aggiunto Roberto Zannotti hanno convalidato l’arresto di monsignor Lucio Angel Vallejo Balda, 54 anni, spagnolo, ex segretario della Prefettura degli Affari economici e della Commissione di studio sulle attività economiche e amministrative (Cosea), istituita da Papa Francesco nel luglio 2013 e poi sciolta dopo il compimento del suo mandato, e di Francesca Immacolata Chaouqui, 32 anni, lobbista, ex componente della stessa Commissione, che è però stata rimessa in libertà già lunedì in quanto ha collaborato alle indagini. Secondo l’inchiesta, sarebbero loro i presunti “corvi” che hanno fatto trapelare documenti riservati poi utilizzati nella stesura di due libri, “Via Crucis” del giornalista di Mediaset Gianluigi Nuzzi ed “Avarizia” di Emiliano Fittipaldi, giornalista dell’Espresso, che usciranno entrambi il 5 novembre.

Il Papa è stato informato dei provvedimenti della giustizia vaticana riguardo alla fuga di documenti riservati e ha dato la sua approvazione. Padre Lombardi ha rammentato inoltre che “la divulgazione di notizie e documenti riservati è un reato previsto dalla legge n. IX dello Stato della Città del Vaticano (13 luglio 2013) art. 10 (art. 116 bis c.p.)“. I due, in sostanza, rischiano fino a otto anni di reclusione. Per il portavoce vaticano, inoltre, i libri di Nuzzi e Fittipaldisono frutto di un grave tradimento della fiducia accordata dal Papa e, quanto agli autori, di un’operazione “i cui risvolti giuridici ed eventualmente penali” sono oggetto di riflessione in Vaticano “in vista di eventuali ulteriori provvedimenti”, anche attraverso la cooperazione internazionale.

Monsignor Balda, entrato in seminario a Logrono a soli otto anni e, una volta terminati gli studi, entrato a far parte dell‘Opus Dei, è ora detenuto all’interno del Palazzo della Gendarmeria, nella stessa cella del “corvo” Paolo Gabriele, aiutante di camera della famiglia pontificia, arrestato nel 2012 e condannato ad un anno e sei mesi per aver trafugato documenti segreti di papa Benedetto XVI, che sarebbero poi giunti a Nuzzi per la stesura del libro “Sua Santità”. Stavolta, però, il materiale non sarebbe stato prelevato via dalla scrivania papale ma dall’archivio della Cosea. Alcuni giorni fa è stata inoltre confermata la notizia della violazione del computer del Revisore generale del Vaticano Libero Milone, dal quale sarebbero stati portati via documenti riguardanti la riorganizzazione in corso nei dicasteri.

La Prelatura dell’Opus Dei ha espresso “sorpresa e dolore per l’arresto di monsignor Balda, pur precisando che egli non è un membro del proprio clero ma “appartiene alla Società Sacerdotale della Santa Croce, associazione di presbiteri intrinsecamente unita all’Opus Dei, che non ha il diritto di intervenire nel ministero pastorale nè nel lavoro che i suoi soci svolgono nelle loro diocesi o nella Santa Sede”. Sarebbe stato proprio monsignor Balda a far entrare la Chaoqui nella Cosea, unica donna su otto membri. Il quotidiano “La Stampa”, tra l’altro, ha ripreso ieri un’intervista che la donna ha rilasciato all'”Espresso” nel settembre 2013, in cui rivelava di aver accesso “ai documenti più riservati” e raccontava della sua amicizia con Nuzzi. La Chaoqui è difesa dall’avvocato Giulia Bongiorno, che ha spiegato: “Il fatto che il mio cliente stia collaborando non significa che si stia autoaccusando, ma semplicemente che sta fornendo materiale utile alle indagini”. 

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