Gli Usa: “In Siria armi chimiche, chi le ha usate dovrà risponderne”

Per il segretario di Stato Usa Kerry è "innegabile" che siano state usate armi chimiche in Siria. Gli ispettori dell'Onu avrebbero raccolto "elementi utili".

di Luca Fiorucci 27 agosto 2013 9:41
John Kerry

Dopo due anni e mezzo di guerra civile, la comunità internazionale sta valutando la possibilità di un intervento militare in Siria, soprattutto qualora fossero state usate armi chimiche contro la popolazione civile. Ieri il segretario di Stato americano, John Kerry, ha tenuto una conferenza stampa per aggiornare sul lavoro svolto dal team di sicurezza del presidente Obama, ed ha spiegato che è “innegabile” che siano state usate armi chimiche in Siria, e vi sono “pochi dubbi” che il regime di Assad ne sia responsabile. Per Kerry, l’uccisione di civili in Siria è “un’oscenità dal punto di vista morale”, e ha aggiunto: Non è possibile giustificare l’uso di armi messe al bando da tutta la comunità internazionale, si tratta di qualcosa che dovrebbe colpire tutto il mondo. L’uso di queste armi, come il tentativo di coprirne il ricorso, offende tutta l’umanità“.

Secondo il segretario di Stato statunitense, il regime siriano ha “qualcosa da nascondere“, poichè l’utilizzo di armi chimiche è avvenuto “su larga scala”, mentre il presidente Obama ritiene che “chi ne è responsabile debba essere chiamato a risponderne“. Anche per il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney, “Ci sono pochi dubbi sul fatto che sia stato il governo di Assad a usare le armi chimiche“, ma ha spiegato che il presidente americano ancora non avrebbe deciso in merito ad un eventuale intervento. Gli Stati Uniti, comunque, decideranno su un’eventuale operazione militare anche in base alle prove raccolte dagli ispettori dell’Onu, e insieme al resto della comunità internazionale.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha reso noto che gli ispettori sarebbero riusciti a recuperareelementi utili” e digrande valore“, nonostante il loro convoglio sia stato colpito da alcuni cecchini, ma non vi sarebbe stato nessun ferito. Gli esperti delle Nazioni Unite hanno visitato il sito dove, secondo i ribelli, si sarebbe verificato un attacco con armi chimiche, raccogliendo alcune testimonianze, mentre nell’area di Muadamiya hanno visitato alcune persone ferite. La questione centrale rimane l’uso del gas, ma gli ispettori potrebbero non trovare nulla perchè è passato troppo tempo: secondo gli esperti, dopo 3 giorni diventa quasi impossibile riscontrarne tracce.

Il regime di Assad sembra non temere un eventuale attaccato militare: “Sono accuse assurde, se ci attaccano li aspetta il fallimento“, hanno fatto sapere fonti dei servizi di sicurezza siriani, spiegando che la Siria è pronta ad “affrontare qualsiasi eventualità“. Intanto, dal governo italiano è giunta una “condanna totale dell’atteggiamento del regime” di Damasco, poichè, si sarebbe detto nell’incontro sulla Siria svoltosi a palazzo Chigi, “si è oltrepassato il punto di non ritorno“, ma si vuole comunque cercare “una soluzione in ambito multilaterale“. Il ministro degli Esteri Emma Bonino ha spiegato: “Un intervento militare in Siria senza la copertura dell’Onu non è praticabile“, anche perchè bisogna considerare la possibile reazione di Russia e Iran, quindi ha aggiunto: “dovremmo evitare di rendere mondiale un dramma che è internazionale”.

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