Gli Usa: “11 Paesi condannano Assad”. Putin: “Aiuteremo la Siria”

Niente accordo al G20 sulla Siria, solo la condanna dell'uso di armi chimiche. Il presidente russo: "In caso di azione militare, la Russia aiuterà Damasco".

di Luca Fiorucci 7 settembre 2013 3:48
Barack Obama

I grandi del mondo appaiono divisi sull’intervento in Siria, e anche al G20 di San Pietroburgo non si è trovato nessun accordo in merito, tanto che nel comunicato finale del vertice non si fa nessun accenno alla questione. Il presidente russo Vladimir Putin ha spiegato: “Siamo divisi a metà”, e ha detto che a favore dell’attacco vi sarebbero “Stati Uniti, Turchia, Canada, Arabia Saudita e Francia“, mentre “ferma contrarietà è stata espressa da Russia, Cina, India e Indonesia, Argentina, Brasile e Sudafrica”. L’Italia, come ribadito più volte dal premier Letta, non intende partecipare senza un mandato Onu.

Al termine del vertice, undici Paesi, ovverosia Australia, Canada, Francia, Italia, Giappone, Corea del Sud, Arabia Saudita, Spagna, Turchia e Stati Uniti, più la Spagna, invitato permanente al G20, hanno rilasciato una dichiarazione con cui condannavano “l‘attacco con armi chimiche avvenuto a Damasco il 21 agosto e di cui il regime di Assad viene ritenuto responsabile”. Al termine del G20, vi è stato anche un breve faccia a faccia, di una ventina di minuti, tra Obama e Putin, che non ha prodotto però risultati, anche perchè, ha spiegato il presidente russo, le posizioni rimangono distanti. Obama, comunque, che parlerà martedì ai cittadini statunitensi, si è detto “incoraggiato” dai colloqui di San Pietroburgo, e ha poi sottolineato: “Saremo più efficaci e più forti” se il Congresso darà l’ok all’intervento in Siria.

Il presidente americano ha aggiunto inoltre: “Questo tipo di interventi è sempre impopolare perchè sono lontani, distanti. E’ parte del mio lavoro spiegare la necessità di agire in Siria perchè credo sia la cosa giusta da fare anche se non sono impaziente di agire militarmente”. Il presidente russo Vladimir Putin ha dichiarato invece: “L’applicazione della forza nei confronti di uno Stato sovrano è possibile solo per autodifesa e con il mandato Onu, e non è questo il caso. Come già detto, chi agisce in modo unilaterale viola la legge internazionale”. Putin ha inoltre fatto sapere che “in caso di azione militare, la Russia aiuterà Damasco come ha fatto finora, fornendo armi e tramite la cooperazione economica”. Tali affermazioni del leader russo, che potrebbero far riferimento ad un possibile allargamento del conflitto, non hanno comunque colto di sorpresa l’amministrazione americana.

Secondo il generale Martin Dempsey, la Russia potrebbe più che altro fornire alla Siria componenti per la difesa anti-missilistica, o sostituire le strutture militari distrutte da un eventuale attacco americano. In mattinata, intanto, il segretario generale dell’Onu Ban Ki-Moon ha ammonito: un’azione militare “avventata” in Siria potrebbe causare “serie e tragiche conseguenze e portare a “ulteriori violenze settarie”. Il presidente francese Hollande, che ha appoggiato fin da subito un eventuale attacco americano contro Damasco, anche senza l’autorizzazione dell’Onu, ha precisato che comunque la Francia non interverrà prima della presentazione del rapporto degli ispettori delle Nazioni Unite e che i raid dovranno concentrarsi su obiettivi militari, e non puntare alla caduta del regime di Assad.

 

56 condivisioni e commenti
Condividi e commenta!

Commenti