Uomo si suicida in un campo da calcio, ma si gioca lo stesso

Ha destato indignazione la decisione di far disputare lo stesso la partita di seconda categoria tra Lugugnana e Libertas Ceggia.

di Simona Vitale 16 ottobre 2012 12:47

La vita di una persona non vale niente”. Questa sembra essere la triste conclusione a cui è giunto il parroco di Lugugnana, in provincia di Venezia, don Roberto Battel. La triste uscita verbale del religioso segue alla decisione di far disputare una partita di calcio di seconda categoria sullo stesso campo da gioco dove, poco prima, un uomo si era tolto la vita impiccandosi ad una trave del soffitto della biglietteria. Il corpo senza vita dell’uomo è stato trovato dalla società, quando è arrivata ad aprire l’impianto.

C’è voluta circa un’ora, affinché, nel via vai di carabinieri e sanitari, il cadavere fosse portato via, secondo quanto riportato da Il Corriere del Veneto. L’importante partita, però, che vedeva contrapporsi la prima in classifica della seconda categoria, girone O, il Lugugnana, contro la Libertas Ceggia, si è però disputata lo stesso. A suicidarsi è stato un uomo di 60 anni di nazionalità romena, che proprio nei giorni scorsi aveva chiesto a don Battel un incontro al fine di esprimergli il proprio disagio, nato dopo essersi trasferito in Italia, dalla figlia, ma con la quale i rapporti erano tutt’altro che buoni.

Il vicepresidente del Lugugnana, Mauro Guglielmini, ha dichiarato a proposito dell’episodio:

Sinceramente penso che sarebbe stato opportuno non giocare, però, considerando che la biglietteria non è dentro al campo e che entrambi i presidenti volevano disputare la partita, si è continuato. Abbiamo vinto 6 a zero e siamo in testa alla classifica ma non è stata una grande vittoria morale.

Guglelmini ha poi aggiunto che la persona che si è tolta la vita per loro non era un perfetto sconosciuto:

Lo vedevamo di giorno e non escludo che abbia anche dormito in biglietteria. Era una persona sola, riservata. Un giorno, al termine di una partita di coppa, gli abbiamo offerto un panino.

Don Battel, però, non nasconde la sua indignazione:

Anch’io sono un appassionato di calcio ma giocare una partita dopo quanto successo dimostra che la vita non vale niente. Oggi la vita di una persona vale solo se è un politico o ha un ruolo nella società. C’è chi non viene al catechismo perché deve giocare a calcio, questo sport si sta prendendo l’esclusiva su tutto e non si può più accettare questa scala di priorità.

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