Un mese soltanto di vacanze estive, la riforma del lavoro di Monti

Contrari alla proposta Cgil e Uil convinti che, in una scuola ormai al collasso a causa dei tagli, non possa essere una soluzione praticabile.

di Daniela Santoni 28 gennaio 2013 23:21
Premier Mario Monti

Una riforma destinata a far discutere, ma che potrebbe invece trovare il consenso di molti genitori che, durante il periodo estivo fanno davvero fatica a conciliare il proprio lavoro con il fatto che i piccoli siano in vacanza. A proporre una soluzione è Mario Monti che nella bozza di riforma del mercato del lavoro a cui sta lavorando la sua lista parla di un solo mese di vacanza per gli studenti in estate “sulla base della partecipazione volontaria delle famiglie”. La misura “non vuole aggravare il lavoro degli insegnanti” ma semplicemente, favorire i genitori lavoratori. “Le attività sportive, di recupero, alternative e per la comunità possono trovare più spazio se la scuola rimane aperta per 11 mesi l’anno, incoraggiando ogni istituto ad essere autonomo nella scelta dell’impiego per il tempo in più” si legge nella bozza di riforma.

La proposta scatena la furia della Cgil: Evidentemente Monti ha confuso la scuola con un parcheggio dove le famiglie potrebbero lasciare i propri figli”. Così il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, ha commentato la proposta di accorciare le vacanze scolastiche contenuta nella bozza di riforma del mercato del lavoro. “Che senso c’è  – ha dichiarato il sindacalista – ipotizzare in una scuola sempre più impoverita dai tagli, di prolungare le lezioni durante le vacanze estive? Per fare cosa? Con quale personale? Con quali risorse visto che scuole sono al collasso? In base a quale progetto educativo e formativo? Si intende forse tornare alla carica – si domanda Pantaleo – sull’aumento dell’orario di lavoro a parità di salario per docenti e personale Ata?” A parere del leader della Flc “la verità è che Monti e il suo governo hanno continuato l’opera di demolizione della scuola pubblica iniziata da Berlusconi e dalla Gelmini”.  Polemica anche la Uil che per bocca del  segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna, esprime il proprio dissenso: “La scuola vive un momento difficile, gli insegnanti hanno bisogno di avere sostegno e considerazione del loro lavoro. La proposta contenuta in questo provvedimento – osserva Di Menna – non risulta chiara e non è quel che serve. In campagna elettorale se ne sono sentite e se ne sentono tante, ma ciò che la scuola e gli insegnanti chiedono è rivolto al governo che uscirà dalle elezioni e che sarà chiamato a fare delle scelte. Prima tra queste sarà a giugno nella finanziaria dove si dovranno spostare risorse pubbliche da sprechi e privilegi al settore dell’istruzione per riequilibrare l’Italia rispetto agli altri Paesi”.

La nuova riforma del lavoro inoltre, punterebbe a sperimentare soluzioni più flessibili per il mercato del lavoro partendo da quanto è consentito dall’articolo 8, quello sulle deroghe contrattuali, che ha effetti anche sul recesso dal rapporto di lavoro. “L’obiettivo della valorizzazione, come rapporto di lavoro prevalente, del contratto a tempo indeterminato rimodulato in un quadro di maggiore flessibilità, mobilità e occupabilità del mercato del lavoro, è diversa dalla proposta del contratto unico a tutela crescente” si precisa nella bozza in cui si opera una decisa correzione della proposta Ichino. I montiani ritengono “opportune forme nuove di lavoro autonomo o parasubordinato, a condizione che non nascondano modalità elusive del lavoro subordinato”.

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