Tritolo sequestrato in Puglia, serviva a uccidere il procuratore di Napoli Colangelo

Lo ha rivelato un pentito della Sacra Corona Unita che, in carcere, sarebbe venuto in contatto con alcuni camorristi. L'esplosivo era stato sequestrato in provincia di Bari lo scorso 29 aprile.

di Luca Fiorucci 12 maggio 2016 3:39
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Doveva essere utilizzato per uccidere il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo il tritolo sequestrato lo scorso 29 aprile in provincia di Bari, in un attentato che sarebbe dovuto avvenire a Gioia del Colle, dove Colangelo abita, e che era stato progettato nei minimi particolari, anche con dei sopralluoghi dei camorristi sul percorso seguito dal magistrato tra il casello autostradale di Napoli e la sua casa a Gioia del Colle. La clamorosa rivelazione è stata fatta agli inquirenti della Dda di Bari da un collaboratore di giustizia vicino alla Sacra Corona Unita ma originario del napoletano che in carcere, alla fine del 2015, sarebbe venuto in contatto con uomini della camorra che vociferavano di un attacco al procuratore, al quale è stata subito rafforzata la scorta. Sulla vicenda indaga ora il pm antimafia barese Roberto Rossi, che ha coordinato anche le indagini che hanno portato al sequestro dei 550 grammi di tritolo, nascosti sotto un albero di fronte al cancello della tenuta di un boss di Gioia del Colle, il trafficante di armi Amilcare Monti Condesnitt, ora in carcere per questo assieme ad altre quattro persone, accusate, come lui, di detenzione e porto di armi da sparo ed esplosivo: il suo braccio destro Francesco Paolo Ciccarone, 40 anni, di Santeramo in Colle (Bari), Antonio Saponaro, 35 anni, di Bari, Giuseppe Piscopio, 24 anni di Bitonto (Bari) e Paolo Paterno, 33 anni di Bari.

Gli investigatori della Squadra mobile di Bari che, lo scorso 7 maggio, avevano svelato ai giornalisti alcuni dettagli dell’operazione avevano però mantenuto il riserbo sull’uso del tritolo. Le indagini, coordinate dalla Dda, erano iniziate dopo il tentato omicidio di Giuseppe Drago, avvenuto lo scorso 14 febbraio nel quartiere San Pio di Bari, e che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato causato da contrasti fra gruppi criminali per il controllo delle attività illecite, nella fattispecie fra pregiudicati vicini al clan Strisciuglio, cui lo stesso Drago appartiene, e il gruppo rivale, vicino a Monti Condesnitt e agli altri fermati. Proprio attraverso le intercettazioni ambientali svolte indagando sul tentato omicidio gli inquirenti hanno scoperto l’acquisto e il trasporto dell’esplosivo, assieme ad una pistola semiautomatica Tokarev calibro 7,65 con caricatore e munizionamento.

Sembra che il pentito abbia fatto proprio i nomi delle persone su cui si stava indagando per gli avvenimenti del quartiere San Pio, e non abbia fatto esplicitamente riferimento al tritolo come arma per uccidere Colangelo nè alle modalità dell’omicidio, ma gli inquirenti, intercettando il trasporto di tale esplosivo tra Bitonto e Gioia del Colle, hanno messo in relazione i due fatti e deciso di agire subito, facendo scattare i cinque provvedimenti di fermo. Secondo quanto riferito dal collaboratore di giustizia, il boss Monti Condesnitt gli avrebbe anche confessato di essere entrato in contatto con alcuni camorristi, dicendosi preoccupato delle conseguenze, e la Squadra Mobile ritiene che proprio questi gli possano aver commissionato l’acquisto del tritolo e chiesto supporto nell’attentato.

Il procuratore Colangelo, 65 anni, pugliese, ha commentato la notizia dell’esistenza di un piano per compiere un attentato nei suoi confronti dicendo semplicemente: “Continuerò a fare il mio lavoro al servizio dello Stato, fin quando mi sarà richiesto”. Nonostante le insistenze dei giornalisti, non ha voluto aggiungere altro. Solidarietà al procuratore è stata espressa dal pm Henry John Woodcock, uno dei sostituti del pool anticamorra, dal vicepresidente del Csm Giovanni Legnini e dal ministro della Giustizia Andrea Orlando, che, rispondendo ad una domanda, ha spiegato anche: “Avevamo già elementi di preoccupazione in questo senso tanto che abbiamo tenuto un vertice, anche con il vicepresidente del Csm Legnini, qualche giorno fa a Napoli, nel quale abbiamo rafforzato, per quanto possibile, il sostegno, anche in termini di sicurezza, ai magistrati napoletani”.

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