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Trattativa Stato-Mafia, Napolitano contro la Procura di Palermo

Per il presidente della Repubblica, le intercettazioni sono "lesive di prerogative" del Capo di Stato: ora sarà la Corte Costituzionale a decidere in merito.

di Stefania Calabrese 16 luglio 2012 13:28
Giorgio Napolitano, Capo dello Stato italiano

Il Presidente della Repubblica intende sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato contro la Procura di Palermo nell’ambito delle indagini sulla trattativa Stato- Mafia, per delle intercettazioni telefoniche tra il consigliere del presidente per gli Affari giuridici, Loris D’Ambrosio, e l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino.
Una nota del Quirinale diffusa oggi annuncia che Giorgio Napolitano ha dunque affidato all’Avvocato Generale dello Stato l’incarico di rappresentare in giudizio la Presidenza della Repubblica dinanzi alla Corte Costituzionale a causa delle decisioni che la Procura della Repubblica di Palermo ha assunto riguardo le intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato, ritenute da Napolitano “lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione”.

Secondo il comunicato, le intenzioni del Presidente sarebbero quelle di seguire gli insegnamenti di Einaudi e adempiere ad un preciso dovere imposto dalla più alta carica dello Stato di “evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell’occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce”.
In altre parole, lasciando che la Procura di Palermo utilizzi fra le altre registrazioni anche le conversazioni dell’ex ministro dell’Interno con il Presidente nell’ambito delle indagini, Napolitano teme che si crei un pericoloso precedente che limiti in qualche modo le facoltà delle future massime cariche dello Stato.
Esistono infatti alcune telefonate, reperite durante l’attività di intercettazione, occorse fra Nicola Mancino e lo stesso Napolitano, che avrebbero dovuto essere distrutte ma per le quali il Procuratore Francesco Messineo non ha ancora disposto il provvedimento.
Sarà ora la Corte Costituzionale ad esprimersi in merito alla faccenda, mentre al momento risulta essere in corso a Palermo una riunione fra il Procuratore Francesco Messineo, il Procuratore aggiunto Antonio Ingroia e gli altri magistrati inquirenti.
Già precedentemente accusato di ingerenze sul caso, Napolitano aveva dichiarato all’inizio di luglio: “La correttezza dei miei comportamenti ha trovato il più largo riconoscimento. Ho perfino resa pubblica la lettera da me inviata al procuratore generale della Cassazione cui sono attribuiti poteri precisi per il corretto andamento dell’amministrazione della giustizia”.
Anche Antonio Ingroia, collega, amico e prosecutore dell’opera di Falcone e Borsellino, aveva preso posizione in merito, puntualizzando che la trattativa tra Stato e mafia ha effettivamente avuto luogo, “non è un castello in aria e quanti attaccano la procura di Palermo dai giornali spesso sparano a casaccio, senza sapere nulla della materia di cui stanno parlando”.

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