Tragedia a La Mecca, 717 pellegrini morti nella calca

L'incidente a Mina, nei pressi della città santa, nel primo giorno di Eid al-Adha. L'Iran accusa i sauditi: "Colpa della chiusura di una strada".

di Luca Fiorucci 24 settembre 2015 22:46

Una tragedia dalle immani proporzioni è avvenuta questa mattina a Mina, città santa a una decina di chilometri da La Mecca, in Arabia Saudita, dove 717 pellegrini musulmani sono rimasti uccisi e oltre ottocento feriti in una calca, nel primo giorno di Eid al-Adha, la Festa del Sacrificio. Secondo quanto riferito da Al Arabiya, la ressa sarebbe stata causata da “una fuga improvvisa” e le morti sarebbero avvenute per soffocamento. La calca si sarebbe formata verso le 7 all’incrocio tra la strada 223 e la 204: quest’ultima è una delle principali vie che portano dalla tendopoli di Mina, dove alloggiano i pellegrini in occasione delle celebrazioni, fino a Jamarat, dove essi, durante l’odierna Festa del Sacrificio, indossando l’Ihram, il tradizionale abito bianco, lanciano sassolini contro tre steli che rappresentano il demonio, come fece il profeta Maometto 1400 anni fa.

L’incidente si sarebbe verificato quando centinaia di persone che si allontanavano si sono scontrate con i tantissimi pellegrini che invece si stavano recando li. Sul posto sono arrivate 220 ambulanze e oltre quattromila soccorritori. Si stima che in questi giorni alla Mecca, in occasione dell’Hajj, il pellegrinaggio rituale musulmano, vi siano quasi due milioni di persone (tre milioni per il governo saudita), di cui quasi un milione e mezzo stranieri, per cui è probabile che anche molte delle vittime siano straniere: numerose, in particolare, sarebbero quelle iraniane, e perciò l’Iran ha messo sotto accusa la sicurezza saudita, con il responsabile dell’organizzazione iraniana dell‘Hajj, Said Ohadi, che ha affermato: “Per ragioni che ignoriamo è stata una chiusa una strada nei pressi del luogo dove i pellegrini eseguono il rito simbolico della lapidazione di Satana e questo ha provocato il tragico incidente”.

Il viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian ha rincarato la dose dicendo: “I sauditi sono responsabili del tragico evento di oggi, e avrebbero dovuto fornire “aiuti di emergenza ai feriti, gestire la crisi e garantire la sicurezza dei pellegrini”. Secondo il ministro saudita della Salute Khaled al-Faleh, invece, la tragedia si è verificata perché i pellegrini tendono a ignorare le regole stabilite dagli organizzatori della Festa del Sacrificio, e molti di loro “si mettono in movimento senza rispettare gli orari fissati da chi gestisce i riti”. Il principe saudita e ministro dell’Interno Mohammed bin Nayef ha annunciato l’apertura di una commissione d’inchiesta per accertare la dinamica dei fatti. Diverse tragedie simili si erano già verificate durante l’Hajj, e negli ultimi venticinque anni sono morte 2800 persone, a causa di resse provocate da disordini o incendi.

Lo scorso 11 settembre, il crollo di una gru sulla Grande Moschea alla Mecca, dovuto ad una violenta tempesta, causò la morte di 107 pellegrini e il ferimento di altri 238. L’incidente più drammatico avvenne nel gennaio 1990, quando 1426 persone persero la vita per una ressa in uno dei tunnel che conducono ai luoghi sacri della Mecca, mentre nel 2008 vi furono 364 vittime durante il lancio di pietre. Il governo saudita, custode dei luoghi sacri, ha cercato di rendere sicuro il percorso con tecnologie sofisticate, mentre circa centomila agenti, supportati da migliaia di telecamere, dovrebbero disperdere i fedeli prima che la folla diventi eccessiva.

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