Riforme, tensione governo-minoranza Pd. Civati minaccia la scissione

Otto "dissidenti" dem avevano chiesto all'inizio di essere sostituiti in commissione Affari Costituzionali della Camera, e non hanno poi partecipato al voto.

di Luca Fiorucci 14 dicembre 2014 10:38
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Torna ad essere alta la tensione fra la minoranza Pd e il governo. Otto deputati “dissidenti” avevano infatti inizialmente chiesto ieri di essere sostituiti in commissione Affari Costituzionali della Camera, essendo in dissenso ma non volendo mandare “sotto” il governo e i relatori, come invece era già accaduto mercoledì scorso. La reazione ufficiosa dell’esecutivo è stata “abbiamo lo stesso la maggioranza“, e in effetti, anche se questi otto deputati, tra cui Rosy Bindi, Alfredo D’Attorre e Gianni Cuperlo, non hanno partecipato al voto degli emendamenti all’articolo 3 del ddl Riforme, concernente i senatori nominati dal presidente della Repubblica, la maggioranza ha avuto comunque i numeri sufficienti per respingere tutte le proposte di modifica.

I deputati della minoranza sono quindi rientrati in commissione. Emanuele Fiano, capogruppo in commissione e relatore alle riforme, ha riferito: “Per il momento non sono arrivate richieste di sostituzione”. I “dissidenti” hanno poi cercato di intavolare una trattativa su alcuni punti, come il quorum per l’elezione del presidente della Repubblica e, soprattutto, il giudizio preventivo di costituzionalità della Corte Costituzionale sulla nuova legge elettorale, con Alfredo D’Attorre che ha minacciato: “Se non ci fosse la possibilità di arrivare ad un esito positivo, a quel punto valuteremo l’abbandono dei lavori della commissione e chiederemo di essere sostituiti”.

In serata, la Commissione ha fatto una breve pausa dai lavori, e, alla ripresa, Roberta Lombardi del Movimento 5 Stelle ha annunciato l‘abbandono dei deputati grillini. Il relatore Fiano ha poi invitato a ritirare gli emendamenti sull’articolo 13, annunciando possibili modifiche in Aula, ed è quindi intervenuto Matteo Bragantini della Lega, dicendo che il suo partito avrebbe ritirato tutti gli emendamenti e abbandonato la Commissione. La minoranza Pd ha poi nuovamente minacciato di abbandonare i lavori, a causa della chiusura dell’esecutivo a cambiare il sindacato preventivo di costituzionalità della legge elettorale.

I “dissidenti” democratici, così come il Movimento 5 Stelle e una parte di Forza Italia, vorrebbero rendere automatico il controllo preventivo di costituzionalità da parte della Consulta, oppure abbassare il quorum necessario in aula per la richiesta del sindacato preventivo e far valere tale norma anche per le leggi elettorali già in vigore, in modo da sottomettere al parere della Corte Costituzionale anche l’Italicum. Intanto, a poche ore dall’assemblea nazionale, Pippo Civati minaccia la possibilità di scissione all’interno del Pd, e da Bologna, dove ha partecipato all’incontro dell’associazione “E’ possibile”, ha avvertito: “Se Renzi si presenta con il Jobs Act e con le cose che sta dicendo alle elezioni a marzo, noi non saremo candidati con lui. Se continua così un partito a sinistra del Pd si costituirà sicuramente, non per colpa nostra“.

Photo Credits | edella / Shutterstock

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