Tangenti, Scaroni sbugiarda Berlusconi: tolleranza zero anche fuori

L'Eni è stata una delle grandi aziende italiane citate a titolo esemplificativo dall'ex premier a proposito delle tangenti pagate all'estero per fare affari.

di Stefania Calabrese 17 febbraio 2013 22:40

L‘amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, non ci sta e replica al discorso di Silvio Berlusconi, che l’altro giorno su Raitre ha giustificato l’eventuale uso di tangenti per  procurarsi affari in certi Paesi esteri, soprattutto quelli caratterizzati da democrazie ancora imperfette.

“E’ perfettamente possibile fare business ovunque nel mondo senza pagare tangenti – ha affermato Scaroni durante la conference call con gli analisti sui risultati del quarto trimestre – e se non lo fosse, non lo faremmo dove non lo fosse. Questo deve essere chiaro cristallino”.

Con queste parole Scaroni ha di fatto smentito l’ex premier, il quale aveva citato anche l’Eni fra gli esempi di grandi aziende italiane costrette a pagare “commissioni” che corrispondono a  “condizione di necessità, se si ha da trattare con qualche regime o Paese del terzo mondo”.

“Le tangenti non solo sono illegali – ha proseguito invece l’ad Eni – ma danneggiano il nostro business. La nostra reputazione è sempre stata una delle nostre caratteristiche all’estero e, per quanto riguarda Saipem, società indipendente, né Eni né io abbiamo mai avuto un coinvolgimento in atti illeciti”.

Il riferimento a Saipem è dovuto all’inchiesta che la Procura di Milano ha aperto a carico dello stesso Scaroni e altri dirigenti della controllata con l’accusa di corruzione internazionale per alcuni contratti in Algeria.

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