Strage all’università di Aleppo: 82 morti

Ennesimo episodio di sangue che fa da sfondo al conflitto siriano. Le persone rimaste ferite sono 160.

di Simona Vitale 16 gennaio 2013 11:44

Un altro episodio sanguinoso si aggiunge al conflitto siriano. Due esplosioni hanno provocato la morte di più di 80 studenti presso l’Università di Aleppo, nella quale era in corso lo svolgimento della sessione trimestrale di esami. Ad assumersi la responsabilità dell’attentato sia il regime che gli insorti. L’ateneo ospita anche alcuni rifugiati costretti dai combattenti a lasciare le proprie case.

Le autorità siriane riferiscono che il massacro è stato provocato da due missili lanciati dai ribelli e finiti fuori bersaglio. I morti sono 82, i feriti sarebbero 160. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) riferisce che il numero ufficiale dei morti è di 52, ma che il bilancio sarebbe destinato ad aggravarsi ulteriormente. Forze anti-regime, invece, ritengono che la strage sia stata causata da un raid aereo delle forze governative.

Ad Aleppo, seconda città del Paese dopo Damasco, sono ormai mesi che vanno avanti i combattimenti fra le truppe lealiste e le milizie ribelli, che combattono utilizzando anche artiglieria e mortai. Nonostante ciò, l’ateneo aveva ripreso le sue normali attività nello scorso mese di ottobre, sebbene molte aule fossero adibite come luoghi di rifugio per quelle persone che erano state costrette a lasciare le proprie abitazioni a causa dei combattimenti.

Secondo una stima ufficiale dei Comitati locali di coordinamento (Lcc) dell’opposizione, a morire, nel corso delle ultime ore, sono state 180 persone, tra le quali 15 bambini. Molte vittime si registrano nella provincia di Homs.

La Russia, alleata del presidente Bashar al Assad, ha definito controproducente e inopportuna la petizione avanzata ieri da 57 Paesi su iniziativa della Svizzera al Consiglio di Sicurezza dell’Onu affinché la Corte penale internazionale indaghi sui crimini di guerra commessi in Siria. La petizione è stata sostenuta anche dall’Italia. Nel frattempo continua anche il dramma dei 600mila profughi fuggiti nei Paesi vicini. Si ritiene che il loro numero possa presto superare il milione.

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