Taglio stipendi parlamentari, la Camera rinvia in Commissione il testo M5S

Grillo: "Vacche autonominatesi sacre, tradiscono il mandato degli elettori". Rosato (Pd): "Abbiamo provato a fare un lavoro serio comune in Commissione, ma a loro non interessava".

di Luca Fiorucci 26 ottobre 2016 10:38

L’Aula di Montecitorio ha approvato martedì, con 109 voti di scarto, il rinvio in Commissione della proposta di legge del M5S riguardante il dimezzamento degli stipendi dei parlamentari. La maggioranza si è espressa compatta a favore del rinvio, mentre l’opposizione ha votato contro, a parte i deputati di Conservatori e Riformisti, che si sono astenuti. La prima firmataria della proposta, Roberta Lombardi, ha definito il rinvio “inaccettabile“, spiegando che invece “la misura consentirebbe un risparmio fino a 87 milioni di euro l’anno”. Il leader del Movimento 5 Stelle Beppe Grillo ha seguito la votazione in tribuna alla Camera, applaudendo ironicamente e urlando “bravo” al capogruppo Pd Ettore Rosato, che gli aveva suggerito di preoccuparsi delle spese della sindaca di Roma Virginia Raggi, e si è poi recato in piazza del Parlamento assieme ai parlamentari grillini, mentre all’ingresso di Montecitorio veniva esposto un grande striscione con la scritta “Il taglio degli stipendi, è questa la vera riforma”. Lo stesso Grillo ha poi scritto su Twitter: “Il Pd ha votato per affossare la nostra proposta di dimezzamento degli stipendi dei parlamentari! #renzinonnasconderti”.

Sul suo blog, l’ex comico ha invece pubblicato un post intitolato “Da pace e bene a pace e rumina“, in cui ha paragonato i deputati del Pd a “vacche autonominatesi sacre“, sostenendo che il loro “è il modo più profondo di tradire la fiducia, e il mandato che hanno ricevuto dagli elettori: una questione di fedeltà al mandato Costituzionale”. Il deputato del M5S Alessandro Di Battista ha comunicato il risultato della votazione ai militanti in piazza, che hanno urlato “Vergogna, vergogna”, ed ha poi affermato: “Quella di oggi è la dimostrazione plastica di quello che sono questi politici: sono indignato! Spero che a dicembre metteremo fine a questo disgusto. Siamo Davide contro Golia ma non molleremo di un centimetro! Viva la Repubblica, viva la sovranità popolare!”. Per Roberto Fico, sempre del M5S, il premier e i democratici “sono dei vigliacchi“, mentre Luigi Di Maio ha dichiarato: “Renzi e il Pd hanno gettato la maschera”.

Era stato Rosato ad annunciare, in aula, il voto favorevole al rinvio in commissione del ddl, spiegando: “La politica deve ritrovare ad avere credibilità e non la ritrova dicendo che prende meno soldi puntando allo zero ma quando diventa efficiente. Noi proviamo a farlo. Abbiamo provato a fare un lavoro serio comune in commissione, abbiamo chiesto lo stesso trattamento dei parlamentari europei, ma a loro non interessava venire in Aula per una legge che mettesse ordine e tagliasse i costi ma tagliasse semplicemente gli stipendi”. La vicecapogruppo democratica Alessia Morani ha invece denunciato su Twitter: “Fuori dalla Camera sono stata aggredita da un attivista del M5S, credo si sia passato il limite. Comunque non mi faccio intimidire“. Dal Movimento hanno negato l’aggressione. E’ intanto arrivata una nota di Montecitorio in cui si spiega che l’Italia non è in testa alla classifica europea degli stipendi dei parlamentari, ma è “solo” quinta.

Il Codacons ha invece ricordato che un onorevole italiano guadagna in media sei volte e mezzo più di un elettore e porta a casa uno stipendio lordo mensile tra indennità parlamentare, diaria e rimborso di trasporto, che supera i 16mila euro: 60% in più rispetto alla media Ue. Senza considerare i vitalizi: il triplo che nel resto d’Europa“. In serata, il premier Matteo Renzi, ospite della trasmissione “Porta a Porta”, ha affermato: “I cinque stelle oggi hanno chiesto di dimezzare lo stipendio, noi siamo disponibili a condizione che non sia un giochetto. I cinque stelle hanno detto che prendono 2-3000 euro al mese, poi vai a scoprire che con i rimborsi ne prendono 11000, esattamente come quelli del Pd. Questi stipendi sono troppo alti, ma se devi dimezzare devi farlo su tutto”. Renzi ha quindi ribadito la proposta di ridurre lo stipendio legandolo alle presenze in Aula.

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