Sterile per il cancro, partorisce grazie al primo autotrapianto ovarico

Una donna di 29 anni, divenuta sterile in seguito alla chemioterapia, ha dato alla luce una bambina concepita grazie ad un autotrapianto di tessuto ovarico. Si tratta del primo intervento del genere in Italia.

di Simona Vitale 15 marzo 2012 15:07
Bimba nata grazie a autotrapianto di tessuto ovarico

Non è un parto qualunque, ma si tratta di un evento eccezionale in Italia.  Stamattina alle 9:37 è nata infatti Aurora. La mamma Rosanna è stata la prima donna in Italia, ed anche una delle prime al mondo, ad aver potuto concepire e portare a termine la gravidanza grazie ad un autotrapianto del proprio tessuto ovarico. La donna, 29 anni, era infatti divenuta sterile a causa della chemioterapia che aveva compromesso la sua fertilità. Tuttavia, prima che le fosse fatto un trapianto di midollo osseo, le fu prelevato del tessuto ovarico per le biopsie ovariche multiple.

Il tessuto ovarico prelevato, ricco di ovociti, fu immediatamente congelato e crioconservato in azoto liquido per circa 8 anni. La tecnica utilizzata, sebbene sperimentale, rappresentava tuttavia l’unico modo per garantire alla donna la speranza in una possibilità di una gravidanza futura. Dopo il trapianto di midollo osseo e la chemioterapia la paziente era entrata in menopausa, aveva accusato sintomi tipici ed era stato necessario impostare una terapia ormonale sostitutiva con estrogeni e progesterone.

L’importante risultato è stato ottenuto grazie al lavoro dell’équipe universitaria che fa capo alla Clinica universitaria di Ginecologia ed Ostetricia 1 dell’ospedale Sant’Anna di Torino, diretta dalla professoressa Chiara Benedetto. L’aspetto della crioconservazione e del ripristino della fertilità è stato seguito dal professor Alberto Revelli, con le dottoresse Elisabetta Dolfin, Luisa Delle Piane, Francesca Salvagno ed Emanuela Molinari, mentre gli interventi laparoscopici sono stati eseguiti dal professor Gianluigi Marchino. Tutto per fortuna è andato bene. Il percorso di Rosanna è stato lungo e irto di sofferenze e sacrifici, soprattutto alla luce della considerazione che la tecnica utilizzata è ancora in fase sperimentale e quindi potrebbe non garantire il successo sperato, oltre a poter comportare, in quanto tale, degli effetti collaterali. Per fortuna la piccola Aurora è nata in buone condizioni di salute e pesa 3,674 chili.

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