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Spending Review, le reazioni alla stangata

I sindacati sul piede di guerra minacciano lo sciopero generale. Preoccupati i Governatori delle Regioni.

di Stefania Calabrese 4 luglio 2012 12:03
Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso

Il Decreto Legge Spending Review ha ottenuto ieri l’approvazione della Camera con 387 voti favorevoli, 20 voti contrari e 47 astenuti, passando così al Senato per la terza lettura.
“Servono almeno 4,2 miliardi di euro per evitare l’aumento dell’Iva“, ha detto il premier Mario Monti ai rappresentanti delle Autonomie Locali, a margine di una giornata intera trascorsa ad incontrare le parti sociali e gli enti locali sul tema dei tagli.
Tra le misure anticipate dal viceministro all’Economia Vittorio Grilli, infatti, sono previste anche il taglio del 20% dell’organico dei dirigenti della Pubblica Amministrazione e del 10% per tutti gli altri dipendenti, oltre ad una riduzione del 20% delle consulenze nella p.a. rispetto a quelle assegnate nel 2009 e alla la semplificazione delle governance delle società pubbliche, compresa la soppressione di società non strategiche. Prima di procedere in questa direzione tuttavia, il governo provvederà ad effettuare una mappatura delle piante organiche delle amministrazioni, per procedere poi ad una quantificazione degli esuberi effettivi di personale. Tali eccedenze verrebbero gestite mediante il ricorso alla mobilità obbligatoria di due anni all’80% dello stipendio, come stabilito dalla legge Brunetta e probabilmente anche con una deroga dalla riforma Fornero sulle pensioni, per mandare in pensionamento anticipato obbligatorio entro il 31 dicembre 2013 dirigenti e dipendenti pubblici, a patto che siano in possesso dei requisiti previsti dalla precedente regolamentazione.
Per i sindacati si tratta di una vera e propria stangata per gli statali, e sulla riforma aleggia la minaccia dello sciopero generale. “Valuteremo”, ha affermato in proposito il leader della Cgil Susanna Camusso, per la quale il Governo ”ha usato una comunicazione criptica ed è stato reticente”.
Il segretario generale della Cisl Bonanni ha specificato: “Il sindacato è contrario al taglio lineare del 10% dei dipendenti pubblici e del 20% dei dirigenti”, ma riguardo lo sciopero generale “per adesso non abbiamo ancora deciso”.
L’unico dei pezzi grossi dei sindacati ad essere più esplicito è stato Luigi Angeletti, della Uil: ”Non credo si possa evitare lo sciopero se alla fine ci saranno solo tagli lineari nella p.a.”.


Nella serata di ieri Monti è intervenuto precisando che l’obiettivo del Governo è proprio quello di evitare i tagli lineari concentrando l’attenzione sulle più alte priorità: ”Non si tratta di una nuova manovra di finanza pubblica, ma di un’operazione strutturale di spending review”, ha detto, sottolineando che l’intenzione è quella di eliminare gli sprechi e non di ridurre i servizi.
Il processo di revisione della spesa pubblica, stando alle parole del premier, risulta diviso in tre fasi: la prima è già stata messa in atto e prevedeva gli interventi di carattere strutturale e organizzativi che hanno interessato la Presidenza del Consiglio dei ministri e il ministero dell’Economia; il Decreto Legge atteso al tavolo del Consiglio dei Ministri per venerdì 6 luglio rappresenta la seconda fase; la terza sarà costituita da un altro DL, in arrivo tra qualche settimana, riguarderà i Governi locali e la riorganizzazione dei governi periferici dello Stato, e conterrà le misure relative all’accorpamento delle province e la costituzione delle città metropolitane con la soppressione delle province coinvolte.
I Governatori delle regioni hanno espresso preoccupazione soprattutto per i paventati tagli alla sanità e al trasporto pubblico. Il presidente veneto Luca Zaia, riferendosi alle voci di un eventuale taglio per duecento milioni di euro alla sanità sempre nell’ambito della spending review, ha dichiarato: “Sulla sanità non cederò un millimetro”. Preoccupati anche il governatore della Regione Lombardia Roberto Formigoni e la Presidente della regione Lazio RenataPolverini, per la quale sarebbe stato meglio piuttosto aumentare l’Iva.
Intanto secondo dati Istat peggiorano i conti pubblici italiani, con la crescita di un punto percentuale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno delll’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche, pari all’8% in rapporto al Pil. Tali risultati, ha spiegato l’Istat, sono dipesi da un lato dall’aumento della spesa per interessi dovuto alla salita nel corso del 2011 dei rendimenti sui titoli di Stato e, dall’altro, dal calo delle entrate causato dall’andamento negativo dell’economia.

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