Spazzatura nello spazio, sarà l’ESA a doverla rimuovere

La preoccupazione per i rifiuti che girano attorno alla nostra orbita è in crescente aumento fra gli scienziati, che stanno studiando metodi per rimuoverli.

di Elena Arrisico 5 ottobre 2012 10:43

Si sa, siamo riusciti ad inquinare persino lo spazio intorno al nostro pianeta: resti di satelliti e rottami vari girovagano indisturbati attorno alla Terra; le agenzie spaziali, adesso, sono preoccupate per tutti i rifiuti che abbiamo lanciato nell’Universo e che non fanno altro che aumentare. Anche l’ESA (Agenzia Spaziale Europea) si è detta in pensiero per la situazione e, in occasione dello IAC 2012 – il Congresso Internazionale di Astronautica – che si sta svolgendo a Napoli, ha lanciato diverse proposte per cercare di venire a capo del problema e risolverlo.

In soli 55 anni di missioni spaziali – dal 4 ottobre 1957 ad oggi – siamo riusciti a far accumulare in orbita – più o meno, a 650 chilometri di distanza da noi – circa 19 mila detriti di dimensione superiore ai 10 centimetri; 500 mila, invece, quelli che sono compresi tra 1 e 10 centimetri, oltre a diverse decine di milioni di rifiuti di dimensione inferiore ad 1 centimetro. Questi calcoli sono stati effettuati dalla NASA, mentre l’ESA parla di oltre 600 mila oggetti che si trovano in orbita e che sono di dimensioni superiore ad 1 centimetro.

Il problema ci riguarda più di quanto molte persone pensino; lo scorso anno, infatti, due rottami di satelliti sono precipitati sul nostro pianeta: erano UARS e ROSAT, entrambi vecchi dispositivi non più in funzione che, per fortuna nostra, sono “atterrati” in mare, nel Pacifico e nell’Oceano Indiano.

È come se tutte le navi costruite finora sulla Terra non fossero mai affondate e continuassero ad accumularsi sui mari“, ha dichiarato Franco Ongaro, direttore dell’ESTEC. Non si può, dunque, continuare in questa direzione e bisogna intervenire per risolvere la situazione già pesante – nel vero senso della parola – che ci ritroviamo sopra le nostre teste.

Le strategie tecnologiche a cui si è pensato sono due: una si occupa dell’impatto delle attività spaziali sulla Terra, cercando di fare in modo che le agenzie e le aziende rivedano i sistemi di propulsione basati sull’idrazina – sostanza pericolosa che potrebbe anche essere messa al bando molto presto – e, poi, cercare di sviluppare tecnologie almeno per la riduzione del numero dei detriti spaziali più grandi. Per eliminare i rifiuti, l’ESA ha pensato ad alcune reti che potrebbero essere utilizzate per catturare i rottami vaganti più piccoli e ad alcuni rimorchiatori per agganciare quelli grandi come TIR. Una volta acchiappati, dovrebbero essere trascinati letteralmente fino all’atmosfera terrestre, che li disintegrerebbe riducendoli in migliaia di pezzi.

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