Siria, esercito dispiegato a Rastan

di Vincenzo Avagnale 2 ottobre 2011 12:00

La situazione continua ad essere critica in Siria, dove la popolazione aveva iniziato, in concomitanza con i moti detti “primavera araba“, a chiedere più democrazia e maggiore attenzione alle esigenze della popolazione.

Il paese è ormai in stato di occupazione militare da oltre sei mesi, cioè da quando in tutti i paesi arabi del medio oriente e del mediterraneo si sono levate le proteste degli oppressi e dei dimenticati, che altro non volevano che un tozzo di pane per vivere e magari la possibilità di autodeterminarsi scegliendo chi governi il proprio paese. Molti regimi sono caduti, quello egiziano, quello libico (che però ancora resiste a Sirte) e quello della Tunisia, ma non quello di Bashar Assad in Siria.

Il dittatore è sempre stato molto contestato. Prima del 2000 non avrebbe neanche dovuto salire al potere visto che studiava Oftalmologia a Londra, ma con la morte del fratello il padre l’ha incoronato delfino ed alla morte di quest’ultimo proprio nel 2000 fu “eletto” presidente. Considerato un burattino nelle mani dei vecchi consiglieri del partito del padre, un capo senza polso, fazioso (per via dei privilegi concessi alla minoranza religiosa Alauita di cui fa parte) ed incapace di conciliare decisioni di politica estera per promuovere la pace e decisioni di progresso economico interno; il dittatore non è mai stato considerato importante dalla diplomazia internazionale, tuttavia ciò non ha impedito agli Stati Uniti di inserire la Siria fra gli “stati canaglia” (stati considerati anti-occidentali per principio).

Da quando sono iniziate le proteste Bashar Assad ha saputo rispondere in un solo modo: repressione nel sangue con l’esercito per le strade! Secondo l’Ong, organismo di opposizione del paese arabo, la città di Rastan è oggi completamente occupata dall’esercito. Secondo Rami Abdel-Rahman, dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, la città è stata messa a ferro e fuoco senza nessun rispetto per gli innocenti e senza il minimo rispetto per i basilari diritti dell’uomo.  La città è il primo teatro di scontri fra forze ribelli e quelle del raiss.

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