Scandalo Lega Nord, “Umberto Bossi sapeva dei fondi neri”

A parlare ai magistrati è Nadia Dagrada, collaboratrice del senatur. Secondo la sua versione, la situazione del partito è peggiorata dopo la malattia di Bossi.

di Gianni Monaco 7 aprile 2012 12:15

Umberto Bossi si è appena dimesso da segretario federale della Lega Nord. Gesto assolutamente inevitabile dopo lo scandalo giudiziario che si è abbattuto sulla sua creatura politica. Il senatur e i suoi sostenitori dicono che il passo indietro servirà a difendersi meglio dalle accuse dei magistrati. Ma non sarà affatto facile sbrogliare una situazione che, stando alle carte in mano ai magistrati, è angosciante.

Il quadro che emerge è quello di un movimento politico a conduzione familiare, in cui gli amici del leader sono o si sentono autorizzati a saccheggiare le casse. E le casse della Lega Nord sono particolarmente floride, grazie al meccanismo che consente ai partiti di ricevere ingenti finanziamenti dallo Stato. Per inciso, i finanziamenti stessi erano stati rasi al suolo dai referendum abrogativi del 1993, salvo poi essere reintrodotti dal Parlamento sotto forma di rimborsi elettorali. Nel solo 2010, la Lega ha ricevuto la bellezza di 22 milioni di euro.

A mettere nei guai ancora di più il senatur è la segretaria, Nadia Dagrada. Davanti ai pm è stata un fiume in piena:

“La situazione è precipitata dopo la malattia del segretario federale, Umberto Bossi, nell’anno 2003 – ha raccontato la segretaria. – Dopo c’è stato l’inizio della fine: si è cominciato con il primo errore consistito nel fare un contratto di consulenza a Bruxelles a Riccardo Bossi, se non ricordo male da parte dell’onorevole Speroni. Dopo di che, si sono cominciate a pagare, sempre con i soldi provenienti dal finanziamento pubblico, una serie di spese personali a vantaggio di Riccardo Bossi e degli altri familiari dell’onorevole Bossi”.

La Dagrada ha spiegato ai magistrati che il fondatore della Lega sapeva sia dei fondi neri, sia dello sciagurato saccheggio dei finanziamenti pubblici. I soldi a disposizione del partito sarebbero stati spesi per ragioni che nulla hanno a che vedere con la politica. Vi sarebbero stati pagati anche il diploma di Renzo Bossi, le lauree di Rosy Mauro, le cure mediche del leader, ma anche automobili, vacanze, multe, ristrutturazioni della casa e quant’altro. Non solo: il “trota” sta cercando di laurearsi tramite un’università privata di Londra. Costo dell’operazione: 130mila euro circa. Il tutto a carico della Lega Nord, cioè degli Italiani.

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