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Scambio Putin-Medvedev: è democrazia in Russia?

di Vincenzo Avagnale 25 settembre 2011 12:00
Russia's President Dmitry Medvedev (L) s

Ancora una volta le massime cariche dello stato russo verranno occupate delle stesse persone, le quali continuano a scambiarsi di ruolo da ormai oltre dieci anni: Vladimir Putin torna al Cremlino in marzo, mentre Dmitri Medvedev torna al governo come premier.

E’ spesso argomento di discussione fra i giornalisti ed i politologi di tutto il mondo se in Russia esista o meno una democrazia funzionante, la faccenda è controversa e trova fan di molte diverse spiegazioni, forse tutte ugualmente valide. La costante però è che i due uomini più potenti dell’ex Unione Sovietica restano al timone e spiegano tranquillamente i propri piani per il futuro al congresso del partito di Putin Russia Unita, di cui Medvedev sarà capolista alle lestlative del 4 dicembre prossimo. L’alleanza fra i due, nonostante alcuni dissensi pubblici (definiti all’estero ben poco credibili), resta solida e le richieste di rinnovamento avanzate dalla maggior parte della popolazione viene completamente ignorata come al solito.

Putin ha detto che è per lui un grande onore tornare al Cremlino e che accetta l’incarico con la gravità che esso comporta. La verità è che riprenderà l’attività con un mandato allungato da quattro a sei anni con la possibilità di ricandidarsi nel 2018, mentre a Medvedev toccherà fare il premier in una congiunzione politica difficilissima, in cui dovrà sobbarcarsi l’impopolarità derivante dalle riforme necessarie a far sopravvivere il gigante russo alla crisi economica mondiale.

Le legislative saranno come al solito, come anche le presidenziali, a senso unico. Nessuno, neppure fra i più alti dirigenti del partito Russia Unita sapeva che il capolista sarebbe stato Medvedev, scelte unilaterali e da vero zar per Putin, che non si preoccupa nemmeno di mascherare con un minimo di apparenza la dittatura nel suo paese, in cui “democrazia” è solo un’ipocrisia migliore dell’ex idolo comunista. Il direttore di Radio Eco di Mosca Alexiei Venediktov ha paragonato il congresso con l’ultimo raduno del Pcus con Stalin, in cui tutti pendevano dalle labbra del dittatore, senza sapere cosa avrebbe loro riservato il futuro. E davvero stalinianamente Putin ha chiesto indignato e minaccioso all’anonimo ed unico contrario alla sua decisione di farsi avanti ed avere il coraggio delle sua scelta.

La vittoria dello zar e del suo pupillo è scontata, i pochi oppositori come Boris Nemtosv, Mikhail Prokhorov o Serghiei Mironov vengono tranquillamente: silurati, umiliati, ignorati dalla stampa o addirittura accusati coi più vari pretesti. Nessuno si chiede se valga anche solo la pena opporsi ad un controllo del parlamento completo ed in cui, secondo gli oppositori di Putin, “non è certo luogo di discussione sulle necessità del pease”. Putin neanche ha la tessera del suo martito, mentre Medvedev neanche vi è iscritto, ma non importa, Russia Unita è solo la macchina elettorale utile allo scopo, non serve dargli credibilità se tutti gli altri sono imbavagliati o messi alla berlina.

La Russia rimane quindi un paese apatico e rassegnato, dove la gente non ha speranza di cambiamento e neppure di poter protestare efficacemente in un clima assai peggiore di quello della dittatura comunista, in cui almeno era certo il modo in cui comportarsi per evitare la morte o i gulag. Oggi la Russia vive un clima in cui si può dire quel che si pensa, si può fare opposizione, basta avere la consapevolezza che comunque tutto ciò non conti nulla! A meno che ovviamente lo zar non sia d’accordo, in tal caso tutto andrà secondo le indicazioni del gran capo Putin e del suo segugio Medvedev. Secondo quest’ultimo “il confronto politico è un vaccino contro le tendenze autoritarie e totalitariste che soffiano in questo paese con troppa insistenza nonostante l’impegno di questo governo”. Parole piene del vento gelido della Siberia alla luce del controllo dei mezzi d’informazione, tutti legati in qualche modo a Putin o da lui prezzolati. Insomma: lunga vita allo zar ed al suo delfino! Tanto diversamente non si può fare.

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